Cultura digitale

Un bambino che usa il tablet non è un genio. E’ un topo.

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Io ho due figli piccoli, uno di due e uno di quattro anni, che sanno:

  • accedere uno smartphone/tablet
  • entrare nell’elenco delle app e trovare i loro giochi preferiti
  • avviarli e muovere il ditino per svolgere gli obiettivi del gioco

Scenario molto diffuso in tutte le famiglie ormai, specie da quando lo smartphone è diventato il sostituto della televisione

Eh, almeno un bambino che usa il tablet sta buono!

Certo. Poi se vomita in macchina, prenditela con lui perché non guardava la strada, mi raccomando.

Ah, c’è anche la variante:

Perché almeno non sta là davanti come uno zombie

….verissimo, se non fosse che il suo cervello piccino si abitua a ritmi frenetici che tornando alla “realtà” non trova, col risultato di diventare una specie di scheggia impazzita per casa alla ricerca di stimoli e con lo stesso livello di attenzione di un’arancia, con la celebre diagnosi di “iperattività” dietro l’angolo. Chissà perché prima non esisteva. Ma fortuna che l’industria farmaceutica ha pensato disinteressatamente a dei rimedi, vero?

Detto ciò, ci sono due piccoli dettagli.

La guerra tra giocattoli che emettono luce vs quelli che la assorbono

Prima dei sei anni i bambini non dovrebbero utilizzare tablet, smartphone e altri dispositivi che emettono luce invece di assorbirla (infatti, i giocattoli di legno sono i migliori). Se negli ultimi 20 anni c’è stato un boom di occhiali dopo i quattro anni mentre adesso si vedono pure indosso a bambini di un anno un motivo ci sarà, no? Non sono mutazioni genetiche.

Ma tanto glielo continuerete a dare, lo so. E pure io, anche se gli metto la sveglia e dopo dieci minuti me lo riconsegnano. Metodo a prova di bomba che consiglio a tutti e che si può utilizzare anche in altri contesti. E’ altamente educativo perché è un metodo onesto e i bambini lo imparano presto.

Il secondo dettaglio l’ho realizzato una volta stufo di sentirmi dire che i miei figli erano due geni perché usavano le nuove tecnologie e credo sia la più grande conquista che una laurea in psicologia (per come la struttura l’università italiana) mi abbia mai consentito di ottenere.

Un bambino che usa il tablet non è un genio.

Si comporta semplicemente come un topo.

Non si parla infatti di intelligenza superiore (anche perché sul concetto di intelligenza stessa c’è da dibattere, non esistendo ancora una definizione che riesca a renderle giustizia) quanto di adattamento e apprendimento condizionato da appagamento. Più altre cose che finiscono in -ento.

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In pratica fa la stessa roba di un topo che impara ad abbassare una leva dentro una gabbia per ottenere qualcosa di piacevole, ossia un pezzo di formaggio (mitico esperimento di Skinner…no, non il preside di Bart Simpson). Ora…

  • se ogni volta che la preme viene premiato con del formaggio, continuerà a premerla (vedi i bambini che guardano sempre gli stessi video dalla galleria dello smartphone dei genitori), in linea con quello che in psicologia si chiama condizionamento operante.
  • se invece nota che i suoi sforzi non sempre vengono premiati premendo una volta sola la leva, cercherà di capire il meccanismo sottostante la soddisfazione del proprio bisogno, come ad esempio dover premere in successione la leva per tre volte. A quel punto avrà imparato uno schema di comportamento valido e continuerà a metterlo in pratica fino a che ciò sarà soddisfacente.

Lo scienziato che ha seguito tutto l’iter, annoiato da morire a vedere la povera creatura a sviluppare una seria nevrosi nelle ultime settimane, tirerà un sospiro di sollievo; uno che passa per caso di là e vede che il topo sa bene cosa fare per ricevere il formaggio, penserà si tratti di un genio. Stessa – identica – cosa. Nell’esempio del giochino del tablet, il pupo prova a fare una cosa…niente…un’altra…niente…un’altra..WOW, GUARDA COSA E’ APPARSO! Primo step fatto. Passa al secondo: ripete il primo passo e poi ricomincia a provare…niente…allora rifà il primo passo e poi un’altra cosa…niente…fino a che non crea sequenze che, dall’esterno, viste tutte insieme, sembrano impossibili per un bambino così piccolo.

(nota a margine: se il topo non riesce a capire lo schema per ricevere il premio, magari perché questo schema non esiste ed è del tutto random, comincerà a comportarsi con lo stesso identico atteggiamento di chi gioca d’azzardo. O, meglio, è quest’ultimo che ragiona come un topo, molto più di un bambino che usa il tablet.)

Cosa voglio dire con questo accostamento così edificante?

Non voglio certo sminuire l’intelligenza superiore dei bambini, decisamente superiore a quella degli adulti per una miriade di motivi. Anzi, a dirla tutta i miei sono grandiosi.

Il tutto è per ribadire come

dare l’impressione di saper usare qualcosa NON equivale a saperla usare per davvero e, soprattutto, a capirla.

…quando invece l’educazione digitale in Italia si basa sull’esatto contrario. Come scriverò in un prossimo articolo, dare per scontato che i bambini/ragazzi di oggi sappiano usare la tecnologia solo perché sono nati dopo la sua introduzione di massa, porta a insegnargli a cucinare senza che sappiano tenere un coltello in mano. Tanto poi, di tentativo in tentativo, di taglio in taglio, imparano…no?

Ma se nel frattempo tagliuzzano qualche coetaneo, di chi è la colpa?

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Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

6 commenti

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  • Grazie Massimo per il tuo articolo che, come al solito condivido in pieno. Vorrei soffermare l’attenzione dei lettori su di un altro aspetto che si lega all’articolo e cioè: l’alimentazione!
    Mi è capitato alcune volte sentire dire di questo o quel bambino che è iperattivo o incontrollabile, esagitato, scatenato etc etc. Ma certamente!
    Se passa ore di fronte ad un tablet ed inoltre gli viene permesso di ingurgitare tutto quello che si trova davanti senza distinzione o selezione alcuna cosa volete … è già buona se la casa è ancora in piedi! Molti genitori non si rendono conto di quali sostanze nascoste negli alimenti e nelle bevande i loro figli assumono; molti alimenti preferiti dai ragazzi e bambini sono dei veri e propri concentrati di sostanze eccitanti (ed anche dannose) quali ad es. caffeina, theina, zuccheri, edulcoranti etc. etc. che non fanno altro che aumentare il nervosismo e la irrequietezza in maniera molto più marcata rispetto ad un adulto, se poi ci mettiamo anche l’ipnotismo che generano i dispositivi elettronici nel loro cervello, ecco che la normalissima vivacità e giocosità che ogni bambino ha naturalmente dentro di se (per fortuna grazie a dio) si trasforma in qualcosa di aggressivo e difficilmente controllabile, soprattutto dal bambino stesso. Io l’ho notato soprattutto quando si esce in compagnia di altre famiglie; la mia bambina alla quale non permetto di mangiare o bere alcune sostanze,pur essendo una delle più vivaci e scatenate del gruppo, riesce a darsi da sola un limite nelle cose e soprattutto se la richiamiamo ci ascolta e si ferma se necessario; cosa che non posso dire di alcuni altri bambini che, ho notato, dopo avere ingurgitato di tutto proprio fisicamente non sono in grado di autolimitarsi e reagire con moderazione ai richiami dei genitori e finisce spesso che devono essere richiamati molto energicamente o addirittura fermati con la forza! Ed ecco che ritorniamo al tablet che viene poi quasi imposto loro per poter permettere ai genitori qualche minuto di tranquillità!

    • Parole sante! Si, la storia del tablet è la punta dell’iceberg perché alla fine rientra nel circolo vizioso della vita facile…all’inizio pare tutto a posto, una pacchia…poi arrivano gli effetti collaterali (iperattività, obesità…) e, quando va bene (molti se ne fregano direttamente e trovano una colpa esterna), scattano le contromisure sotto forma di comportamenti adeguati…ma siccome richiedono 100 volte gli sforzi che intraprenderli dal principio, si molla e si ritorna ai comportamenti facili, “tanto ormai è così”. Con l’alimentazione spazzatura è come dici tu e le analogie con l’uso di tablet e smartphone è palese: tanto gli stimoli iper veloci descritti nell’articolo poi, una volta venuti meno, ti portano a cercarne altri, quanto l’abuso di zuccheri crea una dipendenza che porta alla ricerca di altri zuccheri per soddisfare l’abitudine malsana a cui si è costretto il proprio corpo…una volta capito questo, McDonald’s aveva messo zucchero pure nell’insalata…il problema è che la dipendenza, come dici tu, poi è difficile da gestire per un adulto, figuriamoci per un bambino…

  • grazie per l’articolo e le email che ricevo sempre interessanti
    Sono nonno, i miei ragazzi sono adulti e ho inviato loro il link di lettura.
    Come è cambiato il modo di comunicare !! Emoticon – Emoji
    La penna non si usa più !
    Le dita si incrociano velocemente su un display, più veloci della parola.
    Guardo con perplessità e incertezza questi “autoscatti” di vita moderna.

    • Ciao Roberto, grazie di cuore per il tuo bel commento. Il modo di comunicare purtroppo sta cambiando sia come forma che come sostanza. Sto scrivendo un nuovo articolo sul fatto che in realtà la velocità nella comunicazione tende a snaturarla e che tutto l’aspetto visuale, oltre a far morire la penna, purtroppo sta uccidendo pure altro. Se ti può consolare, la storia insegna che c’è sempre un ritorno al passato quando si raggiunge la saturazione… ;)

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