Truffe

Truffe pagamenti con Whatsapp: meglio prevenire che curare

Nel 2019 Facebook, stufo di avere solo i dati personali delle persone, ha lanciato Facebook Pay, ossia il proprio sistema di pagamento, e in futuro ha previsto ben altro (Facebook Bank) dal quale tranquillamente starò alla larga. Ma dopo aver sborsato 19 miliardi di dollari per acquisirlo, è tempo di recuperare l’investimento dando la possibilità di effettuare pagamenti Whatsapp.

Ad oggi (Giugno 2020) la funzione per pagare tramite Whatsapp in Italia non è attiva ma lo sarà a breve. Sarà molto comoda e molto usata perché ad esempio andando a cena con amici sarà possibile rimborsare tutto al volo, senza commissioni (tra privati, mentre per altre forme di pagamento prevederà una commissione, un po’ come Paypal). Il “whatsapp cinese” (WeChat) offre questa possibilità da tempo e ormai lo usano tutti, anche per pagare in un negozio.

Bello, certo. Comodo, altroché.  Ma la scelta di scrivere qualcosa al riguardo già da ora è dettata dal fatto che so già cosa succederà: una schiera di nuove truffe. Altro che Postepay e Western Union, per le quali devi pure uscire da casa…Se non si sparge la voce del rischio di truffa prima del suo rilascio, sarà un’ecatombe.

Come funzionano i pagamenti con Whatsapp?

Si collega una carta di credito o debito (Visa o Mastercard) a Facebook Pay e, in modo molto semplice, è possibile inviare denaro ad un proprio contatto, che viene accreditato immediatamente.

Ovviamente non si potrà mandare più denaro di quanto non sia presente nella carta e il destinatario dovrà avere anch’esso un account in grado di inviare e ricevere denaro.

Cosa hanno i pagamenti con Whatsapp in più rispetto a Paypal, Bancomat Pay e via dicendo?

Tecnicamente niente…se non fosse che

  • dopo vent’anni ancora c’è gente in Italia che non ha idea di cosa sia Paypal (che ha un certo grado di sicurezza)
  • solo chi ha un conto Intesa Sanpaolo può usare Bancomat Pay o comunque qualunque altro sistema di pagamento specifico di ciascuna banca
  • molte persone non si fidano ancora ad avere un conto bancario (non a caso Poste Italiane sguazza sulla faccenda – “Io non ho il conto in banca ma i soldi li tengo alla Posta (cit.)” – e il successo della Postepay nasce da questo)

Whatsapp, invece, è un sistema

  • comodo
  • veloce
  • gratuito
  • del quale la gente ormai si fida perché grazie ad esso vede la propria famiglia, collabora con i colleghi e via dicendo. (Apparentemente) non c’è (quasi) nessuno lì dentro che possa tradire.

Ma soprattutto…

  • a disposizione di gente che non sa usare il PC, non sa cosa sia un’email, si dichiara ignorante per qualunque cosa sia tecnologica o informatica ma ciononostante usa Facebook e, appunto, Whatsapp. Gente che ha meno consapevolezza dei rischi legati a tali tecnologie.

Ecco perché i pagamenti con Whatsapp saranno perfetti per le truffe.

“Che succede se faccio un pagamento su Whatsapp a un truffatore?” 

Pagare qualcuno che non si conosce tramite Whatsapp significherà rischiare di venire bloccati dalla persona un istante dopo il pagamento.

Nel frattempo lui svuoterà la carta connessa al proprio numero, un po’ come succede nelle truffe con carte Postepay o con i pagamenti con Western Union. In pratica non sarà più possibile recuperare il denaro.

E’ certo che i numeri di telefono utilizzati per le truffe verranno cambiati molto rapidamente dai truffatori, quindi conoscere il numero non significherà poter fare qualcosa, siano esse denunce, né altro. Un po’ come accade per altre truffe, i numeri saranno associati a gente ignara, la cui identità è stata clonata come accade quando vengono spedite le foto delle carte d’identità (leggi il mio articolo “Un truffatore ha i miei dati: e adesso cosa faccio?“)

Quindi, a costo di apparire banale…

non inviate denaro a nessuno che non sia un parente o uno che vi sta davanti e sta condividendo una cena con voi

…e magari è il momento giusto per farsi una cultura e scoprire quali sono i metodi più sicuri per pagare su Internet, come scritto in un articolo di qualche tempo fa ma sempre attuale.

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e PMI. Scrittore per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

11 commenti

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  • Non solo molta gente non si fida di PayPal (figuriamoci usarlo). Non sai quanta gente ancora ignora completamente che un IBAN può appartenere anche a una carta prepagata come la PostePay, e non più solo ed esclusivamente a un conto bancario – e quindi insistono per pagare con il bonifico dicendo “è il metodo più tracciabile, sai subito chi c’è dietro”, “siccome è associato a un conto bancario le truffe sono impossibili” e roba simile….questo è oltre l’ analfabetismo digitale.

    • Hai talmente tanta ragione che stavo pensando di mettere la tua osservazione nell’articolo :) Ne parlo comunque nell’articolo sui metodi per pagare online, purtroppo con l’IBAN connesso alle prepagate diciamo che “i capoccia” hanno spianato la strada alle truffe. Ma del resto l’obiettivo era quello di far transitare più soldi possibili e nel modo più semplice possibile, quindi alla fine per loro risulta un danno collaterale.

  • Caro Claudio, quindi tu fai acquisti solo da parenti e amici di lunga data? Io faccio acquisti via Internet da quando si usavano i modem (quelli lenti, non i 14.4) e non esisteva ancora il WWW e su migliaia di transazioni sono stato truffato una sola volta, da un tizio che ha voluto un pagamento su Postepay. È stato molti anni fà, prima che si diffondesse la notizia che Postepay è malsicura. Be’, prima e ultima volta che ho pagato su Postepay ma ciò non mi ha impedito di continuare a “mandare soldi a sconosciuti”.

  • Interessante articolo, non sono d’accordo solo su una cosa. Il successo della postepay non deriva dal fatto che la gente non avesse conto corrente ma conto postale (“tengo i soldi alla posta e non in banca”) in quanto non devi aver conto corrente, la puoi fare da 16 anni ed è stata, credo la prima, di una serie infinita di prepagate. E diciamocelo, per certi versi è stata rivoluzionaria: se te la clonano al massimo perdi quello che c’è dentro (e non sono molti quelli che tengono svariati millini dentro la postepay), puoi dare la paghetta ai figli, la ricarica del telefono ed acquisti online; inoltre puoi disattivarla per categorie quando sai che non la usi.

    Ad esempio nel 2008 mi recai in due o tre nazioni in europa e nessuna di queste sapeva cosa fosse una carta ricaricabile e diciamocelo che è molto comoda (infatti poi sono spuntate come i funghi). Parlo di Olanda, Belgio e danimarca non di nazioni come bielorussia slovacchia o diciamo ex CSI

  • Posso aggiungere che ‘abitando, FB, all’estero’ anche le indagini ne risentono in maniera esponenziale?

  • Anche così sono onorata, grazie infinite. :)
    I “capoccia” (termine perfetto AHAHAHAHAHAHAHAH) non sarebbero tali se non finissero per fare più danni che altro, ma è anche vero che se uno è un attimo accorto subodora immediatamente la truffa e non dovrebbe cascarci…anche perché ormai ci sono tantissimi dati e informazioni sulle truffe, basta fare una brevissima ricerca su Google e si trovano subito.

  • +33 7 56 86 24 69 vorrei verificare se questo numero è di un truffatore, essendone già stata vittima da Instagram poi su whatsapp, grazie

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