Truffe

Sei vittima del ricatto delle foto private online? Fai come Jeff Bezos, il capo di Amazon.

ricatto delle foto private online bezos amazon-min

In passato ho scritto un articolo intitolato “Minacciano di pubblicare tue foto private online? Ecco cosa fare.” dove descrivevo il lurido fenomeno del ricatto su Facebook (e non solo) relativo a foto/video compromettenti rubati che verrebbero pubblicati e diffusi ad amici e parenti (dicono i ricattatori) a meno del pagamento di un riscatto.

Poi uno paga e l’incubo continua, altro che finire, perché se hai pagato una volta al 99,9999% pagherai una seconda volta e così via.

Sono molto felice di quell’articolo, ha avuto una risonanza anche su riviste cartacee a tiratura nazionale e ha aiutato un sacco di persone, almeno a giudicare dal feedback ricevuto.

Gli unici due modi per interrompere il ricatto delle foto private rubate

Nonostante quanto scritto sopra, continuo a ricevere messaggi da parte di chi, letto l’articolo e l’esatto iter da seguire per smettere di essere ricattati per le proprie foto osè, mi chiede ulteriori rassicurazioni. Per carità, capisco la situazione delicata, ma è come scrivere una ricetta per fare la torta, con tanto di video esplicativo, e ricevere un messaggio con scritto

“…ma la torta la devo fare davvero? Se si, come?”

Pochi giorni fa ho sentito che pure Jeff Bezos, fondatore e capo di Amazon, è stato vittima del ricatto delle foto private ma dalle proporzioni ben più grandi, con tutto il rispetto per te…lì il suo papagno rischiava di finire sulle prime pagine visibili a milioni di persone, non a tua zia che sta in Svizzera e non usa nemmeno Facebook.

Ho dunque preso la palla al balzo (come fa il castratore di canguri) e ho deciso di prenderlo come caso studio per mostrarti l’efficacia della soluzione di cui ho già parlato nel primo articolo ma che, per chi ci sta dentro, non è facile da assimilare:

Gli unici due modi per risolvere il ricatto delle foto private rubate su Facebook & Co sono: o ignorare il ricattatore oppure disarmarlo, parlando tu per primo

Strano, lo so. Difficile, certo, ma è matematico risolvere così. Non ripeterò quanto scritto nell’articolo precedente ma puoi rinfrescarti la memoria leggendo qui.

La storia di Bezos (che mi da ragione)

Nel 2019 il giornale scandalistico americano National Enquirer (una Novella 2000 americana che però non si fa problemi a distruggere le persone, spesso a fini politici, tramite il gossip) viene in possesso di diverse sue foto compromettenti inviate non alla moglie, ma a una giornalista con cui aveva una relazione extraconiugale. Prima non solo sbatte in prima pagina la cosa, ma poi minaccia di pubblicare le foto di lui nudo. Ripeto: non si parla di Facebook, si parla proprio di stampa nazionale.

ricatto delle foto private online bezos amazon

Bezos avrebbe dovuto cedere dal ricatto (politico) e pubblicare una smentita su un’affermazione (vera) fatta in precedenza nei riguardi della società che controlla appunto il National Enquirer. Nemmeno pagare, giusto una smentita.

Cosa fa Bezos?

Hai presente quanto scritto al paragrafo precedente? Pubblica un post sul suo blog (poco seguito, giusto mezza America e tutti i principali giornalisti…lo trovi qui) in cui non solo racconta la situazione, ma descrive una per una le sue foto compromettenti in mano a quelli, dal “selfie sotto la cintura” alla giornalista che con un sigaro mima…vabbè, ci siamo capiti.

Una dopo l’altra. Con tanto di dettagli.

Poi spiega perché c’è stato il ricatto e rincara la dose.

“Piuttosto che arrendermi all’estorsione e al ricatto, ho deciso di pubblicare esattamente ciò che mi hanno mandato, nonostante il costo personale e l’imbarazzo. Di certo non voglio che foto personali siano pubblicate, ma non parteciperò alla ben nota pratica di ricatto, favori politici, attacchi politici e corruzione. Preferisco alzarmi in piedi, ribaltare questo ceppo e vedere che cosa striscia fuori” (Jeff Bezos, 2019)

Altro che smentita. Altro che riscatto pagato. Usando le sue parole, ha ribaltato il ceppo, un po’ come quando uno sradica una pianta ed escono fuori tutti i vermi.

Morale della favola? Al papagno di Bezos non ci pensa più nessuno

Anzi, come sempre accade, tolta la curiosità (ooooh, chissà che foto saranno! …te lo dice lui, senza lesinare dettagli, che altra curiosità devi avere?), resta quasi la solidarietà e il senso di riscatto provato grazie alla sua storia, proprio come quando in un film lo sfortunato protagonista risulta vincitore dopo il colpo di scena finale.

In più ai ricattatori è tornata indietro la patata bollente perché hanno cominciato ad arrampicarsi sugli specchi e dire che tutto è stato fatto in maniera legale (?) ma che indagheranno internamente perché capire se qualcosa non è stato fatto in modo corretto (!).

Prendi esempio da Bezos e al tuo ricattatore, invece, tornerà indietro un pugno di dignità e forza che lo metterà KO.

Proverà addirittura a minacciarti di denunce per atti osceni (ah ah…LUI che denuncia te!), di mandare le foto alla polizia e chissà cos’altro. Tutta fuffa, tutte parole di chi è prossimo alla sconfitta.

Quindi fai tesoro della storia di Bezos e scegli se

  • ignorarlo (tanto anche la minaccia di mettere la roba su Facebook è una scemenza…i filtri di Facebook censurano il David di Michelangelo, figurati te nudo/a! Non apparirebbe mai online), bloccandolo su Facebook, Whatsapp e quant’altro
  • disarmarlo, come nei casi descritti nel precedente articolo.

Sii forte e passerà tutto.

Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e PMI. Scrittore per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

Commenta

Clicca qui per commentare

Scrivi qui cosa ne pensi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ricevi i nuovi articoli via email

E' semplicissimo, gratuito e non riceverai spam. Basta inserire il tuo indirizzo e-mail e sarai sempre aggiornato sui miei nuovi post.

Unisciti a 1.260 altri iscritti