Genitori e figli digitali

Tuo figlio guarda Cartoonito & co? Ecco come gli manipolano la mente (e come puoi difenderlo)

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Avendo due figli piccoli, la mia vita negli ultimi quattro anni è stata caratterizzata da una presenza massiccia di ogni cartone o programma dedicato ai più piccoli, dai Teletubbies fino ad arrivare ai più moderni PJ Masks, Paw Patrol, Super Wings e compagnia bella.

L’altro giorno, resomi conto di sapere a memoria Masha e Orso, ho fatto un rapido calcolo scoprendo che sarà stato esposto alla puntata “Una notte paurosa” circa 800 volte. 800! Cioè, posto che il cervello ha uno spazio limitato di apprendimento, credo di aver dimenticato il metodo per fare la divisione a due cifre per lasciare posto a Masha e Orso!

La cosa ha portato a un susseguirsi di riflessioni dolorose che, combinate ai miei studi di psicologia e di marketing, mi ha rivelato ciò che è agli occhi di tutti ma che buona parte delle persone fa finta di non vedere: la manipolazione mentale nei bambini.

Da qui l’esigenza di scrivere un articolo per genitori di bambini piccoli che desiderino fargli godere una sana dose di cartoni animati, proteggendoli però da tutto ciò che è costruito attorno.

Non rendersi conto del problema comporta avere per casa

  • piccoli tiranni
  • piccoli tiranni che determinano gli acquisti in famiglia
  • piccoli tiranni che determinano gli acquisti in famiglia e che, avendo troppo, hanno soglie d’attenzione talmente basse da tiranneggiare ancora di più, perennemente insoddisfatti.

La cosa non ti è nuova? Vediamo come uscirne. O, se sei fortunato, non entrarci mai. Perché è solo il primo passo per cercare di difendere un minimo le menti dei bambini che, ora più che mai, in epoca digitale, sono alla mercé del consumismo.

Per prima cosa, tappatevi il naso perché entriamo in un mondo molto, molto sporco: la pubblicità dedicata ai bambini.

Preambolo: c’era una volta Bim Bum Bam…

Un’ora al giorno di cartoni. Questi erano

  • o strappalacrime
  • o sportivi
  • o con supereroi/lotta varia

Tutti prodotti giapponesi, quindi nemmeno tanto emulabili perché la cultura era differente. In più, se perdevi quell’ora di cartoni, ti attaccavi al tram e dovevi aspettare almeno il giorno successivo. A volte pure una settimana. E più o meno siamo tutti cresciuti in modo sano, imparando a tollerare la frustrazione e ad aspettare prima di aver soddisfatto un desiderio.

E le pubblicità? Esclusivamente rivolte ai genitori:

mamma, compra questo per il tuo bambino…mamma, il nostro detersivo fa i capi del tuo bambino bianchi come non mai…

Il perché è semplice: i genitori erano quelli con i soldi da spendere, dunque erano loro a dover essere convinti.

Il motto dei pubblicitari di oggi: dalla culla alla…tomba

Purtroppo non si parla della dipartita di Tinky Winky ma del prodotto Teletubbies che, più di ogni altro, è simbolo della strategia di marketing dedicato all’infanzia che va avanti da qualche anno a questa parte:

dalla culla alla tomba

Tradotto: si comincia a conquistare un pubblico di piccolissimi, molto ma molto prima di quanto si facesse prima (diciamo che Candy Candy mirava più a creare generazioni di persone complessate, futuri clienti di psicoterapeuti, piuttosto che a vendere bambolotti, no?), per poi spremerli come limoni nella loro consumistica vita fino a che…beh, ci siamo capiti.

Ma i bambini piccoli non hanno soldi da spendere!

Loro no. I genitori si.

E tra convincere un genitore (che ha le sue idee e sa bene quanto ha nel portafogli) e un bimbo (che è una spugna senza la minima difesa o malizia e che può essere traviato al punto tale da diventare lui il vero promotore degli acquisti familiari, con l’infallibile tecnica della frigna) secondo voi cos’è più facile?

I Teletubbies: non avreste mai immaginato che…

Pensate ai Teletubbies: vi viene in mente qualcosa di più ridicolo? Difficile. Ma voi siete adulti, mentre loro sono studiati a tavolino da psicologi, pubblicitari, tester e chissà quanti altri professionisti per piacere ai piccolissimi. E se vostro figlio di pochi mesi ride a crepapelle quando vede il bimbo nel sole che sorride, primissima scena della sigla, sapete già di cosa parlo. E quel punto, se ride così, gli impedite di guardarlo?

Macché, che genitori sareste senza far divertire vostro figlio?

Ecco, vi hanno appena fregato. Questione colori a parte, che credo sia ovvia, non spiegano che

  • i protagonisti hanno nomi che combaciano con i suoni che inizia ad emettere nelle prime fasi di acquisizione del linguaggio
  • sulla loro testa ci sono le forme principali con cui il bambino entra in contatto
  • i movimenti lenti sono compatibili alla capacità ridotta degli occhi di un neonato di seguire un corpo in movimento
  • ma soprattutto, è presente una bella, calda, accogliente e interessante TV sul loro pancino che, associata a qualcosa di così tenero e puro, non può che suscitare fiducia e prendere spazio come nuovo membro della famiglia.

E se il bambino ormai adora i Teletubbies, il genitore medio non gli compra i pupazzi? Le lenzuola? I libri?

D’accordo, ma poi il bambino cresce e i Teletubbies non gli piacciono più!

Vero. Ed ecco nascere le TV dedicate ai piccoli, meno piccoli, pre adolescenti, adolescenti…cominciate a intuire dove voglio andare a parare?

Rai YoYo: un subdolo purgatorio pubblicitario

Ah, i tempi di Rai YoYo: Masha e Orso, Masha e Orso, Masha e Orso…ogni tanto pubblicità ma molto breve. Del resto, trattandosi di un prodotto per piccolissimi, la rete doveva sottostare a regolamenti abbastanza rigidi, un po’ come ciò che accade con il Latte Artificiale 1: ne è vietata la pubblicità, visto che potrebbe far credere sia meglio di quello materno. Ecco perché il 99% era pubblicità

  • o apparentemente non destinata ai bambini ma più ai genitori (dove si vedono neo genitori che ricordano quando erano piccoli, vale a dire lo stesso identikit di chi decide di tenere accesa la TV)
  • o con bambini che chiedevano ai genitori di fare qualcosa
  • o con jingle che si infilavano nel cervello, trapanandolo più e più volte.

Quindi non era un paradiso, quanto un purgatorio pubblicitario.

Il bambino inevitabilmente cresce e 800 volte di “Una notte paurosa” di Masha e Orso stremano pure lui. Così comincia ad essere intrigato da altri cartoni, visti a casa di un cugino più grande magari, il quale bolla Masha come “roba da piccoli”.

I cartoni non li danno su Rai YoYo (“pure quello è roba da piccoli!!!”) ma sul diabolico Cartoonito.

Dal 43 al 46, nulla è lasciato al caso

Cartoonito sul digitale terrestre è sul canale 46. Perché non il 44, visto che Rai YoYo è sul 43? Perché se pensate alle manine del bambino, troppo piccole per usare il telecomando con una sola mano, prima il pollicino sinistro premeva il 4 e il destro premeva il 3. Ora, modificando giusto pochissimo quell’abitudine, il destro fa un semplice movimento verso il basso, premendo il 6. Così, anche non conoscendo i numeri, possono benissimo metterlo da soli.

Cartoonito è un frullatore mentale per tuo figlio

Lasciamo stare i cartoni, quelli meriterebbero un discorso a parte e comunque parte di essi da pure qualche insegnamento.

Se fino a pochi mesi fa finiva Masha e Orso (fine interesse), iniziava la pubblicità (inizio finto disinteresse) e poi ricominciava Masha e Orso (di nuovo l’interesse), il tutto ben distinto da silenzi di stacco, su Cartoonito l’obiettivo è quello di tenere incollato il bambino il più possibile allo schermo. E, quando lo spegne, all’app e al proprio sito web che vengono pubblicizzati in modo martellante.

Pensateci. Lo schema classico è il seguente

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Finisce un episodio
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Jingle con i personaggi del canale mischiati ai personaggi di un cartone animato del canale
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Annuncio del cartone animato successivo  (così da non far cambiare canale)
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Titolo all’interno della grafica Cartoonito  (così da non far cambiare canale)
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Pubblicità di un altro cartone del canale (così da non far cambiare canale)
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Nuovamente il titolo nella grafica Cartoonito (per non far cambiare canale e dare continuità a ciò che segue, ossia…)
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un’animazione che richiama Cartoonito e che annuncia “Grandi novità in edicola”, infilando lo spot dentro la stessa maschera
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Inizio pubblicità “ufficiale” preceduta dalla scritta animata “Pubblicità”…come se fino ad adesso..
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Pubblicità vera: tanta, lunga, tutta dedicata a robe dei cartoni, direttamente rivolta ai bambini e non più ai genitori
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Di nuovo la scritta “Pubblicità” con animazioni e colori Cartoonito
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Pubblicità del programma “Cartoonito che idea!” che richiama l’omonimo sito
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Nuova maschera di Cartoonito con nuova proposta pubblicitaria al suo interno
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Stacco con personaggi Cartoonito
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Inizio nuovo cartone animato preannunciato tre minuti prima

Un cerchio, insomma. O una centrifuga, visto che l’ho chiamato frullatore mentale.

Qual è l’obiettivo?

Lasciare che svago (il cartone) e persuasione (la pubblicità) si fondano…e confondano.

Le pubblicità si imparano a memoria esattamente come i cartoni e, una volta al supermercato, l’occhio cade automaticamente su ciò che la pubblicità mostrava. A quel punto cosa compri – anzi, fai comprare – tra ciò che conosci e l’altra marca?

In più si avvera la famosa massima tanto cara alla politica che afferma:

Una scemenza detta una volta, è una scemenza. Una scemenza detta 100 volte diventa verità.

Andiamo, “Attenzione allo sciacquone“, definito come la roba più divertente dell’universo, che tasso di longevità ha? Appena due gocce cadono sul parquet viene sequestrato dalla mamma che aveva appena lavato.

Per non parlare di quanto accade durante compleanni e festività (se i genitori non sono aggrediti prima): liste di regali ben precisi e chiamati ciascuno per nome (non “una palla” ma “LA palla dei Super Wings”), assolute sciocchezze stra-costose iper desiderate non per reale sentimento ma perché questi è stato infilato a forza nella loro mente. Poi, una volta ricevute (parlo al plurale perché la media è 4-5 di queste tutte insieme) vedono nella scatola chiusa l’apice della gioia e del desiderio avverato…e dall’apertura in poi c’è il declino, fino all’inevitabile spazio nell’armadio della cameretta. Nel frattempo se ne sono andati 500-600 euro.

E i genitori che fanno?

  • Non notano quanto sopra
  • Se lo notano, sono troppo stanchi per fare qualcosa
  • Lo notano troppo tardi ma ormai la frittata è fatta (o non credono di poter cambiare più le cose)
  • Sono sedati pure loro dalla presenza su Cartoonito di cartoni animati che li fanno tornare all’infanzia (Siamo fatti così, Tom & Jerry, i Puffi…)

…ed eccoci tornare ai piccoli tiranni per casa. Ho conosciuto pure chi era reputato come autistico perché iperattivo, distruttivo e maniacale. Poi scoprivi perché era così: camera strapiena di giocattoli, iper viziato, TV in camera, tablet acceso dodici ore al giorno, tre diverse console genitori alla mercé di un bambino di due anni.

Eppure non è difficile! Cinque strategie da iniziare a seguire fin dall’inizio (o imporre, se troppo tardi) 

1) Insegnate a distinguere tra cartoni e pubblicità

Magari i vostri figli non sanno farlo, ma voi si. Beh, spero. Per spiegare la distinzione basta dire

“E’ iniziata la pubblicità, cambia canale.”

Ovviamente a un certo punto una vocina proveniente da un cucciolo alto un metro chiederà

…perché? Perché? PERCHE’?

Siate chiari e lapidari.

“Perché la pubblicità è brutta”

La parola “brutta” è diretta e comprensibile al bambino. Quindi l’associazione con la parola “pubblicità” lo aiuterà nel momento in cui apparirà la scritta in sovraimpressione e lui, forse addirittura in automatico, comincerà a cambiare canale. O abbassare il volume. Sarebbe già tanto, visto che l’audio a volte è persino più incisivo del video.

2) Patti chiari, amicizia lunga

Al supermercato, reparto surgelati:

“Papàààà, i Polaretti Dolphin!!!”

Segue stralcio di canzone ripetuta a memoria. Risposta mia, guardandolo negli occhi

“Facciamo così: qualunque cosa mi chiedi, se l’hai vista in pubblicità (tanto io le conosco…n.d.M.), papà e mamma non te la regaleranno.”

Oh, è un concetto-capestro potentissimo! S’è dimenticato i Polaretti (che peraltro manco gli piacciono).

3) A caval donato…guardate in bocca. E pure bene.

Cartoonito e altre reti pubblicizzano le proprie app e siti web, così da dare continuità alla propria opera. Lo so che spesso gli date il tablet per farlo stare buono ma per quanto possibile prima di farlo studiatevi a fondo l’app o il sito che userà, quantomeno per saperne parlare. Perché sono prodotti gratuiti, è vero, ma produrli è costato e chi ha pagato deve rientrare nelle spese. A quel punto vale la sacra regola

se un prodotto è gratis, il prodotto sei tu.

O, peggio, vostro figlio.

4) A caval donato a scuola, fate direttamente una radiografia

Una delle cose che mi hanno disgustato maggiormente da quando i miei figli fanno a scuola è stata l’attività dei pusher. E non parlo di droga (intesa come sostanza psicotropa) quanto di chi distribuisce album di figurine fuori dalle scuole o addirittura dentro le classi, con la compiacenza di chi vi lavora. Gli ultimi sono stati quelli dei PJ Masks e degli Amici Cucciolotti (che da soli meriterebbero un articolo parte).

Il bambino riceve l’album e un pacchetto di figurine. Poi ovviamente arriva a casa, attacca quelle 5-6 che trova, vede riempire quei tristissimi vuoti numerati e…secondo voi cosa fa? E cosa fanno nove genitori su dieci? Vanno a comprare altre dosi in edicola, cascando come pere cotte nella trappola. Anche perché CASUALMENTE (come no) i protagonisti sono gli stessi dei cartoni sulle reti più viste (Rai YoYo e Cartoonito) e gli album stessi sono pubblicizzati CASUALMENTE nello stesso periodo.

Quindi, quando capiterà, ricordate che stanno manipolando sia voi che soprattutto i bambini, giocando sul loro desiderio. E date il buon esempio dicendo che deve accontentarsi dell’album. Tanto, parliamoci chiaro, che sia completo o vuoto, lo accantonerà dopo una settimana.

La differenza sta nel centinaio di euro speso nel frattempo per riempirlo.

5) Ora che lo sapete, approfondite l’argomento e parlatene in giro. Non datelo per scontato!

Solo l’unione fa la forza. Esistono molti testi dedicati ai genitori per aiutarli a difendere i propri figli dal marketing d’assalto nei loro riguardi…Andiamo, vi ho scritto l’1% di quello che succede e già a me è salita l’ansia nonostante fossero cose che avevo ben chiare, non credo possiate restare indifferenti.

A me era piaciuto molto “Il marketing all’assalto dell’infanzia: Come media, pubblicità e consumi stanno trasformando per sempre il mondo dei bambini” che, nonostante sia stato edito 12 anni fa, è di un’attualità notevole. Oppure, se avete poco tempo (e non volete acquistare il libro), potete approfondire la questione leggendo “Perché ai bambini piace la pubblicità?” a cura di Paolo Di Matteo sul sito Educare.it

Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Consulente web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Nato senza rete, cresciuto con la rete...ma ancora di pesci nemmeno l'ombra. Forse è per questo che coltivo peperoncini.

7 commenti

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  • Daccordissimo! La TV è un veicolo di pesante condizionamento per grandi e piccini. Ho attuato la soluzione più drastica: ho buttato l’apparecchio nella spazzatura. Ho subito proteste per un paio di settimane, io stesso mi sono dovuto “disintossicare”, ma niente paura! Nel giro di un mese tutto a posto!
    E i programmi interessanti? Se ne trovano anche migliori su Internet.
    Qui si apre un altro capitolo che offre soluzioni più semplici: Password di accesso in mano ai soli genitori. contingentamento del tempo di contatto, promozione di attività istruttive e ricreative, controllo discreto ma costante.
    Auguri!
    ( sono già iscritto )

    • Concordo praticamente su tutto, anche se nove persone su dieci penseranno che è pura utopia :|
      Si capisce che qualcosa è davvero cambiato (in negativo) quando di fronte a un cartone animato in TV che hai pure in DVD sembri più affascinante vederlo “in diretta” (con annesse pubblicità) perché altrimenti sembra di perdere un’occasione…

      • Però in generale, mi pare fallito il tentativo della politica di spingere i telespettatori ad ampliare lo zapping del telecomando da 1-2-3-4-5-6-7 (rispettivamente 3 RAI, 3 Mediaset e La7) andando anche ai canali secondari Cielo, Iris (spesso non visibili in tutta Italia), Mediaset Italia 2, DMAX, FOCUS, ecc…
        Il grosso dei telespettatori rimane ancorato ai canali tradizionali ad anni dell’introduzione del digitale. Il digitale a pagamento è già morto.
        I giovani invece si stanno buttando pesantemente sullo streaming, da quello pirata (il più utilizzato), a quello legale di Netflix e Youtube (con gli youtuber che sono peggio dei Cartoonito, Boing, RaiYoYo, ecc…).
        La svolta alle tv via internet, persa da tutte le tv italiane sarà un cambiamento secolare per la tv italiana (incluso il potere che orbita intorno ai talk show televisivi).

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