Cultura digitale

Netiquette: cos’è, a cosa serve ma soprattutto…cosa c’entra la spiaggia?

netiquette cappanera

Per Netiquette si intende una piccola grande serie di regole che si è tenuti a rispettare se si vuole essere educati sul web. Il termine di per sé deriva dalla fusione tra network (rete) e étiquette (buone maniere).

Negli ultimi venticinque anni la netiquette non è che abbia subito chissà quali mutazioni, resistendo alle seduzioni dei nativi digitali, i quali se ne sono tenuti alla larga. Lo so perché le buone maniere c’erano già a metà degli anni ’90 e oggi distingui spesso l’età di chi ti scrive semplicemente da come ti scrive. Al massimo sono stati aggiunti dei contesti che fino a quindici anni fa neppure esistevano, come i social network.

Analogamente all’educazione sessuale che non equivale a dire “grazie” alla fine del rapporto, o all’educazione alimentare che non significa chiedere “scusa” alla patata prima di friggerla, anche la netiquette è spesso fraintesa, traviata o, nella maggior parte dei casi, completamente messa da parte perché in pochi ne capiscono l’utilità. Ma gli stessi spesso non capiscono nemmeno perché non si debbano buttare le cartacce dal finestrino dell’auto visto che, cito fedelmente

le strade sono già sporche.

La netiquette…al mare

Mentre pensavo a questo articolo, chissà per quale motivo visto che fuori ci sono 35°C, mi è venuto in mente che la netiquette è paragonabile anche alla buona educazione quando si va al mare. Con essa non condivide solo l’idea di navigare da qualche parte, quanto il fatto che non si tratta di regole ferree, la violazione delle quali è reato, quanto di regole di coesistenza civile.

Leggevo che Internet è una specie di “anarchia sociale”…e lo stesso è la spiaggia, se ci pensate bene.

In questo articolo non ci sarà una lunga lista e completa di buone maniere, farei notte e non avrei tempo di andare al mare a ispirarmi. Ne citerò 4 a mo’ di esempio giusto per dare un’idea a chi non avesse idea dell’esistenza della netiquette prima d’ora, facendo il parallellismo con i comportamenti da spiaggia… perché sono proprio uguali.

E se per caso tu, ardito lettore, dovessi ritrovarti in uno dei casi descritti – stai manzo tranquillo – puoi diventare un piccolo lord o una piccola lady in men che non si dica. Perché a volte le cose basta saperle per correggerle.

1) NON URLA….ehm, non urlare.

CIAO, COME STAI? STASERA VIENI ALLA PARTITA?

Il tutto via SMS o Whatsapp. La giusta risposta sarebbe quella di prendere l’auto, recarci dall’amico, citofonare, aspettare che apra alla porta e URLARGLI CONTRO CHE SI’, STASERA ANDIAMO ALLA PARTITAAAAA. Perché a questo serve principalmente il maiuscolo nella scrittura: a urlare.

COCCCCOOO, COCCOBELLOOOO…COMPRA IL COCCO BELLOOO, BELLO COCCOOOO

Sì, insomma, quello. Non vi viene voglia di mettervi di fronte a lui, due secondi dopo che è passato svegliandovi con le sue urla e riempiendovi di sabbia, rispondendogli a tono che

NON C’E’ BISOGNO DI URLARE L’HO CAPITO CHE VENDI COCCO, NON SONO COSI’ SCEMO DA CREDERE CHE QUELLO CHE HAI IN MANO SIA CORTECCIA CARAMELLATAAAA

Oppure quando il vicino di ombrellone crede sia giusto parlare al figlio, seduto a mezzo metro da lui, urlando come se fossero in discoteca.  Capisco che nella maggior parte delle famiglie italiane le discussioni avvengano con gli stessi toni e con lo stesso volume di pavoni in amore (questa la capisce solo chi ha mai sentito il verso dei pavoni, del tutto opposto alla loro eleganza) ma su internet l’uso delle maiuscole è un’arte. Le maiuscole servono per enfatizzare un discorso o una parola, un po’ come una moglie scrive al marito

…non le stavi guardando il sedere, VERO?!

Oppure enfatizzare imbarazzo:

EHM…l’ho dimenticato… :(

2) Usa la punteggiatura (bene)

Riprendiamo l’esempio di prima. Se urlare non basta, un passo avanti (verso il burrone) è quello usare male la punteggiatura o, peggio, non usarla proprio:

CIAO COME STAI STASERA VIENI ALLA PARTITA

Ma anche se non si urla, c’è una grande differenza tra scrivere

Mentre mia moglie non sa cosa fare prima per cucinare mia figlia…balla!

che porta spontaneamente a chiedere se la figlia sappia di pollo, oppure

Mentre mia moglie non sa cosa fare prima per cucinare, mia figlia…balla!

In spiaggia lo noti quando hai come vicina di ombrellone la cosiddetta macchinetta.

Ma tu lo sai che Gigi mi ha guardato oddio e io ho pensato che oddio allora lui che mi voleva l’anno scorso però non mi ha voluto in inverno allora io ho pensato che forse era perché aveva freddo e gli ho regalato un maglione ma mi ha detto ciaone allora mi vuole

Fastidiosa? Ecco, quando leggi su internet testi del genere lo è altrettanto.

3) Scrivi frasi di senso compiuto, possibilmente tutte insieme.

Parlo con te, amante del tasto invio su Whatsapp o delle varie chat che si son susseguite sin dalla notte dei tempi. Ricorda che invece di scrivere

ciao

Massimo

come stai

volevo chiederti

se puoi

farmi

un

preventivo

per un piccolo

sito

web

…che porta inevitabilmente il sottoscritto a elaborare il seguente preventivo

500 €

600 €

650 €

700 €

750 €

850 €

900 €

1500 € + danni morali ed esistenziali

E’ possibile scrivere

“Ciao Massimo, come stai? Volevo chiederti se puoi farmi un preventivo per un piccolo sito web.”

…senza rischiare danni cerebrali o una querela per calunnie. Sentire infatti un “bling!” di notifica a ogni parola irrita me e fa sospettare a mia moglie abbia chissà quale codazzo di spasimanti tutte vogliose di scrivermi.

In questo caso, l’analogia con la spiaggia non è tanto quando il tuo vicino scrive così, quanto quando ha qualche conoscente che lo fa. A quel punto non è questione di sospetti di mia moglie, è più una questione di self control per evitare di prendere lo smartphone del vicino, infilarlo nel bicchierone di thé freddo alla pesca precedentemente preparato per poi esclamare “OPS (visto come si usa il maiuscolo? n.d.M.) credevo fosse uno di quei modelli impermeabili”.

4) Non inquinare

Hai presente quando in spiaggia un bambino davanti a te butta per terra la carta del gelato? Dopo che lo hai guardato (spero) fulminandolo con lo sguardo e il genitore se ne accorge, possono succedere due cose:

  1. la mamma o il papà ti guarda con la stessa espressione che gli inuit (piccolo popolo dei territori artici) hanno codificato con il termine “…’zzo guardi?”
  2. lo stesso genitore guarda il bambino con finto biasimo e mormora qualcosa come

Oh bricconcello, non l’hai mai fatto, perché mostri cotanta leggerezza nell’inquinare la nostra cara Madre Terra anziché detta Gaia? Orsù, raccogli e dimostra a questo vile popolano che siamo dei milord.

Inquinare l’ambiente è fondamentalmente ciò che succede quando si condivide una bufala oppure si disseminano sul web o i social emerite scemenze tipo

“Kaffeeeeeeeeeè?”

C’è sempre il rompiscatole (tendenzialmente io) che fa notare – fulminando con lo sguardo l’emoticon – che forse era meglio pensarci due volte prima di pubblicare quel contenuto. Oppure c’è chi direttamente parte in quarta e, metaforicamente, prende la carta buttata per terra e tende a farla mangiare al responsabile, oppure sbandiera ai quattro venti la sua maleducazione. Un po’ come quando al mare c’è chi ti fuma addosso e poi getta la cicca per terra, ricoprendola con la sabbia.

Partono così guerre intestine che degenerano in quelli che in passato si chiamavano “flame”: insulti, prese di posizione e bla bla. E difatti, ai tempi delle chat, una regola di netiquette era proprio evitare i flame per il bene di tutti. Eppure bastava non gettare la carta per terra o non fumare in faccia alla gente per evitare giudizi, risse e, non per ultimo, l’inquinamento del pianeta, reale o digitale che sia.

Eh, ma tanto è già sporco…

4.1 Pensa, prima di postare, pensa

A questo proposito, se proprio volessimo parafrasare la canzone “Pensa” di Fabrizio Moro, basterebbe usare il metodo “THINK”:

pensa prima di postare netiquette

Devi postare qualcosa? Pensa prima se la cosa è…

VERA – UTILE – ISPIRATRICE – NECESSARIA – GENTILE

Lo stesso dicasi al mare. Uno può parlare di ciò che vuole, è un paese libero. Però pensa pure alla reazione della gente vicina di ombrellone/sdraio/telo mare/aria. Ti piacerebbe sentire robe come

“Oddio, le emorroidi mi stanno uccidendo. Ieri al bagno ho preso lo specchio e…”

“Sai, sto chattando su messenger con un figone della Costa d’Avorio. E’ vedovo, con una figlia undicenne e fa il medico per un’organizzazione umanitaria. Gli ho spedito 2000 euro via Western Union perché ha finito il credito per internet, però lui mi ha detto che mi ama e che verrà in Italia! Certo, devo pagare io il viaggio perché ha perso il portafogli, però verrà staser…ah, mi ha appena scritto che gli hanno dirottato l’aereo e lo rilasceranno solo se pago 500 euro di riscatto! Oddio, dove la trovo una filiale Western Union a quest’ora?”

“Ah ah, Gigino ha fatto la cacca in spiaggia! Ora la metto su Facebook, sai che risate!”

Etc etc…anche questa è netiquette.

La netiquette in una sola frase

Sei un tipo che va direttamente al sodo? Quando sei nel web e stai per fare qualcosa, ricorda solo una frase che, modestamente, è tutta farina del mio sacco e non è affatto copiata da un testo di 2000 e passa anni fa:

tratta gli altri come vorresti che gli altri trattassero te.

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Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

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