Cultura digitale

Fake news elettorali: vademecum per difendersi nell’era della politica 2.0

fake news elettorali 2018 come difendersi

Premessa: la volontà di scrivere questo post è sempre stata frenata da uno dei miei mantra:

niente politica, niente calcio e niente religione nel blog.

…ossia i tre argomenti-tabù per chiunque scriva sul web a vantaggio di tutti e non per ingraziarsi qualcuno.

Dunque questo non è un post politico…Il 4 Marzo 2018 sei libero di votare PD, M5S, Forza Italia, Lega, Radicali, UnoDeiCentoPartitiCreatiTantoPerFareCoalizioni, il Club dei Puffi, il Partito di Rocco Siffredi etc. Anzi,

se hai già un’idea è anche meglio e ti invito a confermarla. Anzi, ti scongiuro!

Perché ci sarà sempre qualcuno che proverà a fartela cambiare costruendo ad arte fake news elettorali.

Le fake news elettorali sul web (e non)

Siii, limitiamo le fake news! Siii, basta bufale! Siii, potere al popolo!

Poi tutti a cavalcare l’onda perché effettivamente le fake news funzionano alla grande per screditare qualcuno o fomentare l’odio, da cavalcare poi come un surfista australiano. Quindi buona parte di chi dice di volerle limitare mente sapendo di mentire.

Perché, come dicevo prima, se tu hai già una qualunque idea per votare perché ti ritrovi negli ideali di quel partito, c’è il 48% degli italiani che invece non ha ancora idea di che pesci pigliare e che rappresenta dunque una fetta succulenta per chiunque aspiri a una poltrona.

Una volta si procedeva con promesse, promesse, promesse. Oggi si manipola l’informazione sfruttando i canali social e i giornali online. 

Vediamo come funziona. Ti butto là giusto tre cosette. Non c’è da ricordarle subito, le elezioni saranno il 4 Marzo 2018, quindi prima di allora da ricordare ci sono scadenze, bollette, partite di calcio, cose da comprare al supermarket e così’ via. Però le scrivo lo stesso, perché nei giorni precedenti potresti sentire “toc toc!” nella tua mente e ricordare che, uhm, forse questa roba l’avevi letta da qualche parte…

Le tre fasi delle fake news elettorali

Ormai è un grande classico. Di solito si contano tre fasi

Fase 1 (fino a un mese prima delle elezioni)

Ogni tanto si butta là una notizia che scredita qualcuno. Magari non la si legge nemmeno, la leggi un nome/partito + aggettivo negativo una volta, due volte, tre volte…In un modo o nell’altro ti entra in testa che magari qualcosa di vero c’è.

Fase 2 (3-4 settimane prima delle elezioni)

Qua le promesse elettorali arrivano al picco e per dargli risalto si sfruttano gli avversari politici o, come scriverò tra poco, un nemico comune.

Ma la peggiore è la

Fase tre (1-2 giorni prima delle elezioni)

Esce fuori una notizia diffamante/infamante su qualcuno. Non necessariamente gravissima, ma di quelle che ti fanno provare un senso di delusione o rabbia verso qualcuno. Non c’è tempo per smentirla (anche perché c’è il silenzio imposto pre-voto) ma ha una capacità potentissima di far vacillare gli indecisi dell’ultimo minuto.

Il motto della politica 2.0 che sfrutta i social è solo uno:

non ti chiedo più di votare per me…ma ti convinco a NON votare per l’altro

Sempre se voti. Poi si chiedono perché ci sia questo astensionismo.

Il braccialetto di Amazon: storia di una fake news che ha unito una nazione

Meglio andare contro un avversario politico o un nemico esterno? Ovviamente entrambi, però quanto successo di recente è emblematico. Infatti l’occasione più succulenta per sdoganare questo articolo me l’ha data la storia dei braccialetti Amazon per “controllare i dipendenti”. Non legata a un solo partito, trasversale, con eco nazionale. Bingo!

Il grande fratello, impiegati-robot…E alla fine era un brevetto (quindi ancora non prodotto) di due anni fa con la finalità di agevolare il lavoro degli impiegati (e contemporaneamente risparmiare tempo, quindi ci guadagnavano entrambi). A questo punto sono ben peggiori le scatole nere con GPS che molte compagnie assicuratrici ti costringono a montare in auto, no? Con quelle possono scoprire pure quando/dove vai dall’amante…Ma qualcuno se la prende con le assicurazioni? Non mi pare. Anzi, le ringrazia pure perché il premio (a volte) è inferiore.

Ecco quindi in TG che cavalcano l’onda, giornali che non parlano di altro, interviste a dipendenti…Come questa, tratta da Repubblica:

fake news elettorali braccialetto Amazon

…che alla fine confermano che nemmeno se ne parla in azienda, neanche come voce di corridoio, e che l’ha “saputo dal TG”. Però intanto la bomba è stata gettata, l’azienda deve difendersi (se sta zitta è peggio) e i politici urlano alla libertà, alla dignità del lavoro, al fatto che “questi qui non possono fare certe cose a casa nostra”…Una settimana dopo non ne parla più nessuno, la miniera è ormai esaurita.

Fake news elettorali e razzismo: un grande classico

“Io non sono razzista, ma…”

E poi in migliaia condividono questa notizia:

 

fake news elettorali extracomunitario senza biglietto-min

Trenitalia emana poco dopo un comunicato in cui conferma che l’uomo nella foto aveva un regolare biglietto. Risultato?

  • Chi ha condiviso la fake news cancella il post per vergogna (oppure non pubblica la smentita, perché “per uno onesto ce ne sono mille bla bla”) ma ormai il veleno è stato sparso
  • I giornali online fanno scendere la notizia tra le notizie secondarie, facendola perdere tra “Non crederai mai a cosa fa questo gattino con un barattolo di maionese” e “Un asteroide passerà vicino la Terra ma non si ferma a salutare“…sempre che non la cancellino, come fatto da molti.
  • Tutti hanno comunque forte in testa la botta emotiva del “Quello non aveva biglietto e viaggiava a sbafo”, nonostante la smentita.

Quindi l’obiettivo della bufala è stato raggiunto.

La fake news politiche: vademecum per non cascarci

1) Conta fino a dieci e chiediti “Perché la notizia esce fuori adesso?”

E’ un agosto afoso, con tutti in ferie? Va bene. E’ a due settimane dalle elezioni? Mmmm…strano, no?

2) Le pecore non usano Google

Ma siccome tu non sei una pecora, approfondisci la questione. Chi l’ha detto per la prima volta? Ne parlano pure all’estero? Ne parla più di una fonte? Se cerchi quell’argomento e aggiungi “bufala” spunta qualcosa in un sito specializzato che confuta la notizia? Basta davvero poco a capire se è veritiera o meno, ti assicuro che perdere due minuti a cercare è meglio che perdere la faccia a condividere.

3) Non prendere per oro ciò che scrive tua madre, tuo cugino, il tuo migliore amico

Perché come accade nel caso delle truffe su Whatsapp (leggi qui il mio articolo per imparare a difenderti e non fare brutte figure) quando una notizia viene condivisa da un conoscente è quasi automatico reputarla vera, come se fosse stata già filtrata da lui. Peccato che sia esattamente il contrario e che una bufala si alimenti velocemente come una valanga. Quindi indipendentemente da chi te l’ha inviata, dubita di tutto  (e di tutti) prima di controllare.

fake news elettorali hillary clinton

4) Prima di credere a qualcosa che può far vacillare la tua idea di voto, pensa a Hillary Clinton

Ti ricordi la Clinton e la campagna elettorale contro Trump? Era stra-stra-stra favorita. Cioè, era come se – per l’elezione a Papa – Bergoglio avesse dovuto vedersela con un Briatore in versione ubriaca, razzista e analfabeta che si dichiarava pure ateo. Eppure bastarono tre o quattro voci eclatanti (tutte poi rivelatesi fake news create ad arte) per destabilizzare il voto. E siccome

  • il voto di un buzzurro vale quanto quello del pluri-laureato
  • ahimè di buzzurri siamo più che pluri-laureati

…i primi si son lasciati trasportare dal vento e hanno votato Trump. Il 90% non l’ha nemmeno ammesso, troppa vergogna. Ma l’ha fatto.

La cosa peculiare è che in quel caso le tre o quattro voci non furono messe in giro dai Repubblicani (ossia gli ipotetici alleati di Trump…ipotetici perché tutt’ora lo reputano un deficiente) ma da troll russi che agendo su Facebook riuscirono a mutare quanto bastava l’opinione pubblica americana così da eleggere il candidato peggiore e svantaggiare gli USA. E direi che ci sono riusciti appieno.

5) Diffida dalle notizie veloci

Hai presente la classica immagine con il testo polemico e che ti invita a condividerla? Ecco, quella è LA fake news. Non c’è nemmeno bisogno di approfondire la questione. Ricorda che in quel caso c’è stato qualcuno che s’è preso la briga di aprire un programma di grafica, trovare l’immagine, scriverci sopra…In pratica studiare ad arte qualcosa che ti avrebbe indignato. Secondo te perché l’ha fatto?

Morale della favola

se leggi qualcosa sui social che ti fa sorgere dentro un dubbio e che mira al partito che sentivi più vicino ai tuoi ideali, invece che prenderlo come vangelo cerca su Google, indaga, informati. Lo so che non hai tempo, ma fallo ugualmente. Ma soprattutto non condividere come se non ci fosse un domani ciò di cui non sei certo al 101%, perché in quel momento ti stanno manipolando.

Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

3 commenti

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  • C’è un errore di fondo nell’articolo… non si prende in considerazione l’analfabetismo funzionale: molti nemmeno capiscono esattamente cosa c’è scritto nell’articolo, quindi che dubbi vuole che sorgano in quelle persone?
    Leggono la notizia come vogliono loro, senza apprenderla (bhe, ok, non serve nemmeno essere analfabeti funzionali per leggere una cosa per ciò che si vorrebbe leggere e non per ciò che c’è scritto, in effetti)

    • Come darti torto, caro Gabriele…difatti questo rientra tra gli articoli che scrivo giusto per togliermi dalla testa quella vocina che mi urla “Scrivilo! Scrivilo! Magari serve a qualcuno!”, più che per illudermi possa rompere la muraglia cinese dell’analfabetismo funzionale o come lo vuoi chiamare… Però sai com’è, la speranza è l’ultima a morire ;) C’è gente che magari non si è mai soffermata su alcune sottigliezze (tipo la bufala uno o due giorni prima del voto, nel periodo in cui per silenzio preelettorale non si può rispondere) e potrebbe scattargli qualcosa nella mente. E comunque sposo appieno la tua ultima frase: molto spesso purtroppo si legge ciò che si vuole leggere, indipendentemente dal significato reale dell’articolo. Ci sono giornali che basano su questo tutta la loro linea editoriale (qualcuno ha detto Libero?)…

  • I primi creatori di fake news erano e sono i politicanti italiani… da oltre 40/50 anni. Solo che un tempo non c’era internet. Quindi erano loro a creare fake news e loro a diffonderle via televisione e via giornali, mezzi di informazione passiva per la popolazione.
    Ora con internet la popolazione può fare cattiva informazione, anche se non finanziata direttamente da un partito politico, per il solo gusto di farlo, ed i politicanti da un lato rivendicano il loro trono, dall’altro hanno capito che per mantenere lo scettro in mano devono fingersi difensori dell’informazione pura e/di casta.

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