Truffe

Truffe online e broutage: viaggio nei call center dei cyber truffatori in Africa

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Mi è stato segnato dal gentilissimo Gian Paolo un articolo a firma Ferdinand Komenan sul blog Mondo e Missione che mette in luce per la prima volta in modo diretto il mondo dei cyber truffatori della Costa d’Avorio, protagonisti dei miei racconti demenziali. Come? Con un’intervista fatta direttamente ai ragazzini (di questo si tratta) che raggirano mezzo mondo direttamente dai call center locali.

“Noi abbiamo cominciato usando i computer del cyber, oggi abbiamo il nostro laptop.”

Trovate l’intero articolo a questo indirizzo e ne suggerisco vivamente una lettura. Dal canto mio, lo sintetizzerò qui aggiungendo qualche commento.

Nome in codice Broutage 

Broutage è il nome del fenomeno delle truffe in lingua ivoriana (chi lo fa è detto brouteur), mentre in francese si chiama “arnaque“. E’ nato nelle grandi città della Costa d’Avorio come Abidjan, Ibadan, Abuja ma, fiutato il business quasi perfetto, s’è esteso altrove.

Subito.it? I siti d’incontri per le truffe sono persino meglio

Come scritto spesso, una truffa si basa su una cosa: una necessità da parte della vittima. Necessità di soldi (per questo la vittima è chi vende qualcosa) o necessità di affetto o attenzione, che spesso è ancora più forte.

Ecco perché, come fatto notare di recente da un graziosissimo commento di Anna in uno dei vari articoli che ne parlano, i siti di incontri sono un bacino molto fertile di potenziali vittime di truffe.

“A seconda delle preferenze della persona interessata, ci presentiamo con il profilo adeguato. Abbiamo un buon database di fotografie scaricate da internet, ne scegliamo alcune che pubblichiamo insieme all’annuncio e nei minuti che seguono tutti gli interessati ci contattano.  Noi abbiamo differenti profili e fotografie di donne e uomini di ogni razza. A volte chattando mi faccio passare per una giovane ivoriana pronta ad avere un’avventura con un europeo, anche se anziano, a patto che mi paghi […] altre volte mi presento come una “lele” (lesbica) africana o un “pede” (gay) africano che vuole andare in Europa per vivere la mia vita sessuale senza tabù né censure…”

Dare alla vittima ciò che la vittima cerca. Il database di persone è dunque fondamentale, nemmeno fosse un’agenzia matrimoniale.

Nel caso delle truffe sulle vendite di oggetti su Subito.it e altri siti analoghi, a tale database si aggiunge quello delle scansioni dei documenti d’identità inviati dalle vittime, come da prassi dopo che il truffatore stesso – per mostrare la sua buona fede – ha mandato il “proprio”.

Inizia il gioco

“A questo punto noi poniamo le condizioni: chiediamo dei soldi per fare il passaporto, il visto e pagare il biglietto aereo”

…o perché sono stati fermati all’aeroporto, perché non hanno i soldi per arrivare all’aeroporto, perché li hanno sequestrati da qualche parte…La cosa interessante è però quanto segue:

Se i soldi arrivano, ci inventiamo altre storie per dire che non li abbiamo ricevuti o che un’altra persona ci ha ingannato.”

Questo è un dettaglio che in precedenza si intuiva soltanto ma non era così noto…per ovvi motivi, visto che già serve fegato per dire di aver pagato una volta, figuriamoci più e più volte come nel caso del Sig. Romeo raccontato a Le Iene. A quel punto, per rendere credibile (sic!) la cosa…

“…diamo il nome e contatto di un altro socio, chiedendo al “yoyo” o “mougou” (vittima) di mandargli la stessa cifra. Quando la vittima si rende conto della truffa è già tardi, ha già pagato tanto.”

E con i soldi?

“Ci sono altre persone che hanno comprato case, appartamenti e taxi con il denaro del broutage.”

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Le varie tecniche di broutage

C’è anche occasione per fare un breve elenco di qualche tecnica di truffa, da scegliere in base alla persona o alla situazione. Vediamone quattro.

1) Cyber-flirt: ti seduco, ti spogli, ti ricatto

Organizziamo una video chat con le nostre vittime. Diciamo che non vediamo l’ora di vedere il loro corpo, al quale siamo pronti a regalare tanto piacere. Facciamo vedere la foto o il video di una persona nuda o parzialmente nuda, facendoci passare per questa persona e chiediamo alla vittima di fare altrettanto. Se ci casca, scattiamo una foto dello schermo nel momento in cui si presenta nudo o semi nudo. Dopo diciamo che siamo minorenni e che ciò che ha fatto è un delitto grave. Se non ci manda i soldi che chiediamo, lo denunciamo per “cyber-pedofilia”, o pornografia infantile […] e la vittima è obbligata a pagare perché è un crimine grave. Dopo un paio di settimane, torniamo alla carica per fare lo chantage.”

…e cos’è lo chantage?

2) Chantage: la minaccia di informare le famiglie

“Molto spesso le vittime sono persone sposate o con responsabilità di alto livello. Se riusciamo ad avere l’indirizzo della vittima con la sua foto, la minacciamo di pubblicare la sua identità su internet o informare la sua famiglia. Visto che nessuno vuole distruggere la sua famiglia o la sua immagine, le vittime sono costrette a darci ciò che chiediamo.”

Spregevole, eh? Non a caso ho dedicato a tale fenomeno l’articolo “Minacciano di pubblicare le tue foto private online? Ecco cosa fare“.

L’obiezione è sempre stata la stessa: “Eh, ma se non pago pubblicano tutto”. Letto quanto sopra, direi che c’è poco da obiettare e, come scritto nell’articolo suddetto, loro non hanno interesse a pubblicare nulla visto che è proprio la minaccia di farlo a portargli soldi.

3) I sottomessi: dai, si, mi sculaccio da solo con la postepay!

In pratica è l’opposto delle truffe sentimentali su Facebook, dove al contrario si seduce la vittima spacciandosi come sua anima gemella, così gentile da non poter esistere nella realtà. E difatti non esiste. In questo caso, invece…

“Sono persone alle quali piace essere schiave dei loro interlocutori in rete. Fanno tutto ciò che ordiniamo.

Ammetto che ignoravo la categoria ma la cosa non mi stupisce perché a) difficilmente chi lo è ne parla e b) credo che il bacino di vittime appartenga a luoghi online che non tendo a visitare.

Più li maltrattiamo, più si sentono felici; più li sottomettiamo, più soldi ci mandano. Per esempio se il sottomesso è un uomo, gli posso dire di vestirsi da donna, di strisciare sul pavimento come un serpente, di farsela addosso come un bambino…e lo fa con molto piacere. Alla fine ci manda i soldi che chiediamo. Pare strano ma ci sono persone così.”

4) La “truffa alla nigeriana per l’eredità”: squadra che vince non si cambia

Su questo tipo di truffa si è scritto e riscritto all’infinito. Tuttavia c’è ancora chi ci cade, quindi tanto vale fare un ripassino:

E’ una classica formula, ormai vecchia, ma nella quale continuano a cadere tante persone. Basta scrivere: “Mi chiamo Louis Acheampong, figlio unico del Re degli Nzima del Ghana, mio padre, alla sua morte ha lasciato una fortuna estimata a otto milioni di dollari americani. I soldi sono domiciliati nella banca centrale del Ghana e in due altre banche in Svizzera e Inghilterra. Io avevo 14 anni o quando venne a mancare mio padre. Adesso che ho compiuto 18 anni, voglio recuperare la mia eredità, ma la grande famiglia vuole accaparrarsi tutto il patrimonio. Ho trovato un avvocato pronto ad aiutarmi, e sbrigare tutte le pratiche giuridiche e burocratiche. Se sei una persona che non sopporta l’ingiustizia e vuole fare fortuna, per favore aiutami a recuperare la mia eredità. Ho bisogno di pagare l’avvocato e fare altre spese. Mandami 5000 euro e non appena mi daranno i soldi, avrai diritto al 20%. Aspetto la tua risposta. Qui in allegato trovi il mio indirizzo e quello del avvocato”.

Cupidigia, portami via.

5) La truffa alla nigeriana #2: aiuto, il nonno dello zio del tuo vicino di casa è in pericolo!

Sapevo della tecnica ma non di come scegliessero alcune vittime:

Sappiamo che tantissimi italiani hanno Tiscali come posta elettronica. In genere si apre la posta elettronica con il nome o il cognome. Quindi possiamo indovinare tanti indirizzi di posta elettronica. Per esempio: [email protected], oppure [email protected] o tante altre e-mail del genere. Prima o poi qualcuno riceverà la nostra mail.

…con il bonus che chi ha ancora un’indirizzo tiscali – non me ne vogliano i diretti interessati, è pura statistica – non è molto all’avanguardia e quindi rischia di conoscere meno l’esistenza di certe truffe…

Se riusciamo ad avere la lista dei suoi contatti, mandiamo una e-mail a questi contatti, dicendo che la persona si trova bloccata in un aeroporto o in un paese e che i malviventi hanno rubato il suo portafoglio con tutti i documenti. Chiediamo un po’ di soldi a nome suo per risolvere il problema. Vi immaginate tutte le persone che manderanno soldi per aiutare il loro amico?

Per logica nessuno, posto che se un mio collega, mio fratello o il nonno dello zio del vicino di casa di mia suocera mi dovesse scrivere raccontandomi una storia del genere

a) lo chiamerei al telefono

b) gli suggerirei di cambiare spacciatore

…e non necessariamente in quest’ordine. Eppure c’è chi lo fa e solo dopo pensare di fare le due cose qui sopra.

Ma la polizia che fa?

La domanda delle domande da parte dell’intervistatore.

Ce lo chiediamo tutti, considerando che in Italia la Polizia Postale non sembra poter fare più di tanto (almeno pare, non mi è mai sembrata una giustificazione valida) e i truffatori sembrano saperlo perfettamente.

“Ci sono poliziotti che lottano contro i brouteurs, ma ci sono altre persone autorevoli che ci aiutano.

Quando i soldi arrivano, sono milioni di franchi. Noi non abbiamo conti in banca. I soldi arrivano per Western Union o Moneygram o per altri modi… Ci rechiamo alla cassa con un documento d’identità e il codice e da li usciamo con il sorriso e le tasche piene. Dopo depositiamo una parte del denaro sui mobile-money o facciamo compere.

Non possiamo andare da soli a ritirarli. Ciascuno ha il suo “tonton” di fiducia che lo accompagna alla cassa. E lo paghiamo bene. Ci mangiamo tutti.

Finale: tutto il mondo è paese

Il finale dell’intervista ricorda molto le parole dei parcheggiatori abusivi, i ladri di appartamento e tutte le categorie analoghe:

Noi facciamo questo perché guadagniamo tanti soldi, denaro facile. Se trovassimo qualcosa di meglio non lo faremmo più.

Di meglio? Per fare soldi facili senza alzare un dito? Vediamo un po’…ehi, ci sarebbe l’offerta di Louis Acheampong, figlio unico del Re degli Nzima del Ghana e dei suoi otto milioni di dollari americani! Perché non ne approfittano?

Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto “Verba volant, scripta manent, internet docet”.

2 commenti

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  • Caro Massimo, leggo allibita l’ultimo articolo che hai postato. Mi colpisce la sfrontatezza con cui questi ragazzini confessano i loro crimini. Mi stai portando in universi (non solo virtuali) che mi erano sconosciuti. Mi ha molto colpita quanto descritto al punto 3. Anche se, in quel caso, il confine tra la truffa e l’atto volontario è sottile: si tratta di un gioco sadomaso che trova il consenso della vittima. La più penosa delle truffe resta tuttavia quella del ricatto dopo aver convinto la vittima a spogliarsi. Si gioca non solo con i sentimenti, ma soprattutto con il senso di solitudine, che porta a volte le persone a varcare soglie inusuali, a mettersi in gioco pur di ottenere briciole d’affetto. Si gioca con le sfere più profonde della vulnerabilità umana. Immagino l’effetto traumatico e devastante che può provocare trovarsi di fronte a un ricatto del genere. Mi sono intristita.
    Per quanto riguarda le mail, voglio segnalare che ho un indirizzo hotmail, e che ricevo quasi quotidianamente mail del genere descritto: vanno dalla comunicazione di essere la fortunata vincitrice di una lotteria (a cui non mi sono mai iscritta) a quella di essere destinataria di un’eredità, fino alla richiesta d’aiuto. Lì però la truffa mi sembra plateale. C’è qualcuno che ci casca?

    Vorrei tuttavia ribadire che esistono altre “bande” oltre a quelle ivoriane, come nel caso del signore anglofono che mi ha truffata l’anno scorso (a proposito: ho visto una sua foto di profilo su “Once”!!!) o di quello con cui parlo attualmente.
    Non credi che occorrerebbe indagare su queste nuove “frange” criminali gestite da anglofoni?

    • Ciao Anna, non ho affatto dimenticato il tuo consiglio! Anzi, cercando cercando ho scoperto che un altro giro particolarmente fiorente (per loro) è quello indiano, con call center che truffano società americane come se non ci fosse un domani… Solo che ho trattato questo argomento perché avevo in cantiere l’articolo prima del tuo primo commento, eh eh.

      Se i contenuti dell’articolo ti hanno turbata, ti consiglio di non vedere mai l’episodio della serie BBC “Black Mirror” (credo sia della quarta stagione, su Netflix si trova) che si ispira proprio a tali ricatti…lì, essendo portata all’eccesso, c’è veramente da stare male, mi ha praticamente traumatizzato.