Cultura digitale

I sistemi anti bufale su internet? Sono come l’olio di palma

sistemi anti bufale su internet

Sono felice che l’articolo “Bufale su internet? Ecco perché esistono e come riconoscerle prima di fare la figura del pollo”, scritto qualche settimana fa, abbia avuto ottime statistiche di lettura. Del resto io non scrivo per la gloria o per i soldi ma per la consapevolezza della gente.

L’algoritmo antibufala è come l’olio di palma

I due fenomeni sono molto simili:

  • per anni si subisce qualcosa che fa danno ma arricchisce qualcuno che sa benissimo qual è l’effetto del proprio prodotto
  • tutti ne iniziano a parlare e gli stessi che prima guadagnavano si ergono a paladini della giustizia, dicendo che hanno preso provvedimenti

Con le bufale è pure peggio perché i canali di distribuzione (Facebook su tutti), non potendo stare più in silenzio, hanno preso provvedimenti che in realtà sono totali palliativi. Dice il saggio…

Se sostituisci l’olio di palma con quello di colza, hai pure peggiorato la situazione, ma ti vanti ugualmente di averlo fatto.

Idem Facebook: non blocca totalmente le false notizie (pur potendole individuare con un’accuratezza del 100%) ma comincia la manfrina dell’algoritmo bla bla che ti mette un bollino se la notizia è vera (!), della finestrella che ti invita a stare attento alle notizie ma che nessuno legge e via dicendo.

bufale su internet e algoritmo facebook

Ed è così che nasce la News Integrity Initiative: 14 milioni di dollari per un progetto gestito dalla scuola di giornalismo dell’università di New York per ricerche, eventi, sensibilizzazione…bla bla bla. Ma le fake news non le bloccano comunque.

La bufalina sul perché non blocchino le bufale su internet

La censura.

Se bloccano le fake news perché sono, appunto, false, è censura. E Internet è contro la censura (seee, come no).

Per lo stesso principio esistono gruppi chiusi su Facebook dove le donne in foto più o meno in abiti succinti (tanto basta a evitare l’algoritmo che evita la pubblicazione di nudità…non è censura questa?) vengono umiliate con commenti volgari e offensivi da parte di feccia umana (che ci mette pure la faccia…mah) che si vanta delle proprie conquiste, per non parlare di altri che escono fuori in occasioni di atti terroristici, truffe e via dicendo.

Eh, ma se non lo fanno là, lo fanno altrove.

A ognuno un proprio giudizio in merito, meglio celare il mio. In tutto questo è notizia di ieri che Facebook, oltre a diventare polo sociale e, in futuro, bancario delle persone, si sta trasformando in polo informativo a tutto tondo, come un giornale. Considerando che la gente passa lì dentro più tempo che altrove, qualunque cosa verrà letta lì continuerà ad essere considerata verità, un po’ come succede da trent’anni in TV… Se lo sono le bufale oggi, figuriamoci le altre notizie domani…considerando che non c’è reale volontà di informazione, quanto quella di business.

Dunque sarà più visibile chi pagherà di più. Ma la storia insegna che quasi sempre chi ha più soldi è automaticamente squalificato nella corsa tra le fonti più oggettive…

bufale su internet fanno guadagnare truffatori
Fonte: themiddleground.sg

La triste verità sulle bufale su internet è un’altra

Purtroppo

se non ti conviene limitare un fenomeno perché tu stesso guadagni un botto tramite esso

(traffico, interazioni, gente che usa Facebook e che, essendo loggato ad esso, viene tracciato pure se va in altri siti…tutte informazioni che loro poi si rivendono) stai prendendo tutti in giro. Ma ovviamente non lo dici.

Chi parla di bufale su internet, impara a bufaleggiare (oddio, spero non io!)

E’ un po’ come testate online come lastampa.it o repubblica.it che se prima si limitavano (…) a inserire in fondo ai propri articoli quelli “sponsorizzati” da produttori di fake news o di trafiletti acchiappaclic (col vantaggio per quest’ultimi di far credere fossero articoli della grande testata e non pura fuffa), oggi hanno capito che quello stile può essere utile anche ai propri articoli e riempiono le proprie homepage con titoli della stessa pasta, come “La proposta di matrimonio della squadra di football è epica, Ecco come reagisce la sposa”, “L’illusione ottica che sta facendo impazzire il web” e via dicendo. Notizie lecite, per carità, ma se usi lo stesso stile del clickbait solo perché attira gente metti i bastoni tra le ruote a chi stava cercando di capire come evitare di cascarci.

Sulle bufale su internet a ognuno la propria colpa

Altro che buona fede…

Ciò comunque non giustifica chi condivide le bufale. Ho deciso di scrivere questo articolo dopo quanto successo con la bufala sulla sorella di Laura Boldrini, oggi presidente della Camera, che non solo era falsa ma andava ad infangare la reputazione di una persona morta anni fa per malattia. Nello specifico, l’ispirazione mi è venuta leggendo un edificante articolo in cui un pensionato pentito di aver condiviso la notizia affermava di non avere colpa perché la gente è indifesa. Il tutto dopo che la Boldrini aveva già pubblicato la lista di tutti coloro che avevano condiviso notizie false su di lei, ottenendo come riscontro l’odio della gente a cui non piace essere ridicolizzata ma a cui piace tantissimo ridicolizzare.

Lo prendo come ispirazione per fare prima, citando l’articolo:

Cosa l’ha spinta a postarlo su Facebook?
“Ho fatto come tante altre volte. Ho letto una notizia, mi sono indignato. E ho reso pubblico tutto il mio schifo”

Come scritto nel precedente articolo, l’indignazione e la rabbia sono due catalizzatori potentissimi della condivisione di bufale.

Non ha pensato che la notizia potesse essere falsa? Eppure qualche sospetto avrebbe potuto averlo, leggendo il nome del sito che l’aveva diffusa.
“Assolutamente no. L’ho letta e ho creduto fosse vera. Chi come me è in buona fede non ci fa troppo caso a questi dettagli”

Purtroppo la buona fede non è una giustificazione. Se guidi un mezzo che potenzialmente è un’arma (l’automobile) devi sapere che se vai contromano in autostrada rischi un frontale con un’altra macchina. E se trovi un tizio qualunque che ti fa segnale di prendere lo svincolo contromano non penso proprio tu lo faccia perché per buona fede non capisci come mai possa suggerirti qualcosa di sbagliato. Sui social è la stessa cosa, non è che se chiunque dice qualcosa tu sei costretto a far conoscere agli altri la tua indignazione. Se tutti si lamentano e basta, nessuno fa niente.

Farà qualcosa per evitare di cadere ancora nella trappola dei fabbricatori di bufale?
“Scriverò a Facebook protestando per il fatto che fanno girare notizie false. Come facciamo noi che non abbiamo strumenti a distinguerle dalle vere? Devono dircelo loro, altrimenti per colpa di altri facciamo la figura dei cretini.”

“Devono dircelo loro”

Come ci hanno detto che le mucche fanno la cioccolata.

Ora, capisco che nel nostro paese ciò che dice la televisione è Verbo, senza rendersi conto della manipolazione pubblicitaria (e non solo), ma dire una cosa del genere significa delegittimarsi come essere pensante ed è un’affermazione tanto grave quanto emblematica.

Se aspettiamo che qualcuno  ci dica cosa è vero e cosa è falso, senza capirlo da soli, allora chiunque potrà farci credere qualunque cosa.

E siccome nessuno è portatore di verità universali, bisogna semplicemente imparare a non essere pecore. Nell’articolo “Bufale su internet? Ecco perché esistono e come riconoscerle prima di fare la figura del pollo”, spiego pure come, ma basterebbe un po’ di buon senso. Non senso comune o popolare, proprio buon senso.

Smettiamola di essere quelli che non si mettono la cintura perché è scomoda ma poi quando vengono fermati dalla stradale dicono di non sapere fosse ancora obbligatorio.

Ciliegina sulla torta: Dov’è? Dov’è che lo picchio?

Guardati allo specchio, prima. 

“Sono arrabbiatissimo con l’autore della bufala, per colpa di quello scemo ho sbagliato. Vorrei che venisse identificato. Che venisse denunciato. Poi vorrei sapere chi è, per andargli a dire di persona che cosa penso di lui. Per favore, ditemi chi è, e dov’è”.

Nomi e cognomi si sanno eccome. Guardate i vari servizi de “Le iene”, ci sono pure le facce e le interviste ai bufalari. Che guadagnano migliaia di euro. E ora? Spedizioni punitive? Castrazione chimica? Oppure (anche) un ditino meno selvaggio e contare fino a dieci prima di condividere qualcosa e rendersi ridicoli quando alla fine si rivela essere una bufala su internet?

Perché loro guadagnano solo grazie a questo, eh.

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Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

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