Web Marketing

“Buuu, Amazon banna i clienti!”. E fa pure bene. Ecco perché dovresti farlo pure tu.

amazon-banna-i-clienti-min

Da qualche tempo circolano strane (vere) voci su Amazon. E’ tutto un

“Sono stato bannato da Amazon”

“Amazon banna tutti”

“Buttato fuori da Amazon! Incredibile!”

In poche parole, ci sono persone che prima potevano fare qualcosa (es. ordinare o recensire articoli) che, da un giorno all’altro, non possono più farlo. Sono state, in gergo, “bannate” (dall’inglese “to ban”, ossia bandire) da Amazon.

Ma perché? E, soprattutto, qual è la geniale lezione di marketing che possiamo imparare dal colosso di Bezos, soprattutto se avete già un eCommerce o lo volete aprire, in barba a quanto consigliato nel mio articolo “Voglio aprire un eCommerce: mini guida per cambiare idea“)?

Tutto iniziò con i recensori su Amazon…

Se avete letto i miei articoli sulle recensioni su Amazon sapete già che esistono centinaia di recensori più o meno professionisti che quotidianamente postano commenti e review a prodotti di vario genere. Col tempo le regole sono cambiate e, ad oggi, è vietato scrivere recensioni in cambio di denaro, prodotti rimborsati e via dicendo, visto che non sarebbero imparziali.

C’è chi non ha tenuto conto del regolamento amazoniano e ha continuato a farlo, finendo inevitabilmente per essere bannato: anche se aveva scritto centinaia di recensioni, sono state cancellate e gli sono stati revocati i privilegi per poter postare commenti anche su prodotti regolarmente acquistati.

Purtroppo il sistema non è a prova di bomba, sarebbe un lavoro troppo oneroso farlo fare solo al personale, quindi ogni tanto prende fischi per fiaschi e banna gente che non c’entra nulla. Ma non è questo l’argomento del post.

Infatti ora Amazon banna direttamente gli acquirenti, indipendentemente lascino recensioni o meno…perché?

…e continuò con i furbetti dell’acquisto su Amazon. Apriti cielo!

Ne ho lette di tutti i colori:

“Che schifo, come si permettono! Non comprerò più da loro! E’ rispetto per il cliente, questo?! Ecco cosa succede a comprare su internet? Nazisti!”

E bla bla bla. Il top si è raggiunto quando uno ha scritto che in un negozio fisico non sarebbe mai successo.

Ah no?

Ipotizziamo abbiate un negozio di abbigliamento. Entra un persona, gentilissima. Compra mezzo guardaroba esposto, paga regolarmente e se ne va. Il cliente dei sogni, insomma. Prendete il telefono al volo:

“Amore, ho venduto mezzo negozio! Andiamo alle Bahamas!”

Dopo due giorni, quando avete già comprato il tanga leopardato e la protezione 50 da mettere alle Bahamas, la persona gentilissima torna e riporta quasi tutta la merce. Ovviamente accettate il reso perché siete obbligati, restituite il denaro ma dopo che è andato via vi accorgete che i cartellini sono state riattaccati alla buona. Il furbone ha quindi usato i vestiti, magari per un’occasione speciale (non avete idea di quanta gente lo faccia), e poi ve li ha riportati.

Oppure avete un supermercato: entra uno, apre vari pacchetti di patatine, le assaggia e poi, di dieci aperti, ne compra solo uno, lasciando gli altri sugli scaffali.

Ora, se il giorno dopo uno di questi due torna nel tuo negozio, prendete la mazza da baseball o vi limitate a sciogliere il cane da guardia?

Su Amazon non funziona così. Funziona peggio.

Perché al tipo che ordina vestiti e li rimanda (capita, bisogna saper comprare l’abbigliamento, capire di taglie etc) si associa quello che ordina mille euro di robe tecnologiche, le riceve, le spacchetta per fare video su Youtube, le richiude e gliele rimanda.

O magari gli serviva solo la fotocamera giusta per riprendere la comunione del figlio.

Oppure ordina dieci cellulari, li prova, vede quale gli piace di più e rimanda indietro gli altri nove.

Del resto il reso è pure gratuito, con tanto di corriere che viene a prenderti a casa il pacco. Quindi, oltre al danno, la beffa.

Per qualunque azienda sarebbe un danno enorme, visto che poi mica può rimettere in vendita a prezzo pieno l’articolo restituito. Perché credete sia nato il reparto Amazon Warehouse Deals, a cui ho dedicato un articolo per spiegare come approfittare degli sconti?

Amazon banna i clienti Amazon warehouse deals

Da qui la decisione di mettere alla porta tali personaggi. E pure le famiglie.

“Ooooh! Scandalo! Amazon banna pure la famiglia!”

Spesso il ban viene esteso anche agli account “familiari”, ossia quelli che condividono la stessa carta di credito o lo stesso indirizzo IP. Dico, serve un quoziente intellettivo einstainiano per capire che, per logica, se il tipetto fa quel gioco acquistando cellulari dal proprio account, non ci sta molto a passare a quello di papi dopo che bloccano il suo?

Detto ciò, per quanto apparentemente impopolari, i ban su Amazon sono colpi di genio.

Ban su Amazon: risvolti di marketing (da cui prendere spunto)

Tutti i vari “Oooh, bastardi! Amazon banna la gente!” derivano da gente che

a) non ha mai comprato su Amazon

b) compra, dice che non ricomprerà ma continuerà a farlo

c) è maga dei resi su Amazon, visto quanti ne fa

Eppure per chi ha un’attività, specie online, il comportamento dell’azienda di Bezos è una specie di vangelo da seguire.

Quando Amazon banna principalmente i furbetti, ottiene quanto segue:

  1. fidelizzazione da parte di tutti quelli che comprano e rendono solo quando necessario (per contrasto, una specie di “Io non sono così, io sono corretto”). In pratica l’aumento del rispetto delle regole da parte di chi compra molto e urlerebbe in coreano se mai gli venisse proibito di farlo, visto quanto risparmia
  2. l’idea di creare un ecosistema protetto per chi rispetta le regole e che ottiene solo beneficiMa soprattutto…
  3. tutti i furbetti disonesti migrano da Amazon ad altri concorrenti

Amazon banna, fallo pure tu

Quanto sopra è la filosofia moderna del corretto marketing:

Non puntare a tutti, vendendo poco. Meglio scremare la propria clientela per vendere di più a un bacino più piccolo.

Solo che nell’accezione delle limitazioni di acquisto ai furbetti non ci sono studi di psicologia, sociologia ed economia, c’è semplice buon senso. E’ un danno economico alla vostra azienda e non potete permettervelo.

Il danno economico è molto più serio rispetto a quello di immagine, visto che, come detto, la cattiva pubblicità del furbetto bannato si estenderebbe solo ai suoi simili e non a chi realmente paga, limitando enormemente i danni.

Del resto, non c’è modo di educare un cliente maleducato e/o che si crede furbo. E’ una pia illusione, come se il tizio in macchina davanti la vostra buttasse qualunque cosa dal finestrino, voi scendeste per rimproverarlo e lui, invece di spaccarvi la faccia come accade nel 99% dei casi, si pentisse dell’insano gesto e vi ringraziasse per averlo aiutato nel suo percorso di conversione ecologista.

Quindi, se mai doveste trovarvi nella stessa situazione, non esitate: bannate. Non servono grandi mezzi, potete farlo pure se usate Woocommerce.

Un eCommerce (come un blog, del resto) non è democratico, ha diritto di acquisto (o commento) solo chi rispetta le regole. Mettete alla porta le mele marce, ci saranno solo vantaggi.

Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Mi occupo di comunicazione sul web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Fedele al motto "Verba volant, scripta manent, internet docet".

4 commenti

Clicca qui per commentare

Scrivi qui cosa ne pensi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

  • Tutto giusto.
    Chi fa il furbo va cancelato.
    Ma rendiamoci conto che nessuno ha obbligato Amazon ad adottare una simile politica dei resi.
    Secondo me è stato un modo per fidelizzare i clienti, ed allo stesso tempo eliminare una buona fetta della concorrenza.
    Io come ti dissi già vendo su ebay, ma compro anche (su ebay, AliExpress, Amazon, Monclick etc).
    In effetti , la politica di Amazon “Prime” è bellissima, vista dall’ottica del cliente.
    Ordini una cosa, e se cambi idea, la restituisci, e non ti costa nulla.
    Ho usato anche io il reso: mi hanno mandato una “base” con ventola per Notebook, che già dopo sei giorni non andava più!
    Robaccia da 10 €, però presa lì, non mi è costata nulla.
    La avessi comprata in un negozio “fisico” probabilmente avrei lasciato perdere, troppo sbattimento.
    A me sono capitati svariati “clienti” che cambiano idea.
    Se lo fanno prima di pagare, lo sbattimento è minimo.
    Semplicemente, dopo un certo periodo, chiedi l’annullamento ad ebay, e ti restituiscono la percentuale (che nel frattempo ti hanno prelevato!).
    Ma se lo fanno dopo aver pagato, e ricevuto la merce, ti fanno perdere denaro.
    Infatti le spese di restituzione sono a carico del cliente, ma quelle di spedizione iniziali le devi rimborsare.
    Altra considerazione: Amazon ha fatto calare le tariffe, già basse, dei Corrieri,
    Io con quelli che vengono aprendere e portare pacchi ho un patto.
    SE devono venire apposta per me, possono tranquillamente venire il giorno dopo, senza problema.
    I miei abitano in capo al mondo, e secondo costa di più il gasolio per arrivarci, di quanto prendano loro per un pacco…
    Sì, perchè il Corriere “padroncino” prende meno di 1 € a pacco!
    Quindi, quando tu fai il magnifico con il tuo abbonamneto “Prime”, ordinando ogni giorno una vaccata da 2 €, e quindi costringi il corriere a venire da te tutti i giorni, (e di corsa!), non gli stai facendo un favore.
    Forse dovremmo rivedere tutto il nostro sistema…

    • No, non è tutto giusto. Non entro nell’ oggetto dell’ articolo – Amazon banna giusto/sbagliato – ma nel diritto di recesso. La giurisprudenza fa una netta distinzione tra contratti negoziati fuori dei locali commerciali e all’ interno dei locali (comprese bancarelle autorizzate e ricollegabili al negozio antistante).
      Se si è negoziato all’ interno di un eservizio si può andare tranquillo alle bahamas, in quanto non si ha nessun obbligo di restituire o rimborsare, sempre che l’ oggetto funzioni o non sia fallato (cosa che se, nel caso di abiti, puoi contestare e quindi la cosa va per lunghe e le affronterai al ritorno delle bahamas).
      La garanzia del soddisfatti o rimborsati è una politica che un’ azienda – che spesso si occupa di informatica, hi tech ecc – può mettere in atto in via eccezionale, per alcuni prodotti o per un determinato periodo. A propria discrezione (Vedasi Mediaworld, ad esempio, fatto proprio per contrastare amazon, dicono).
      Saluti

      P.s. Nessuna polemica volevo solo dare una info.

      • Ma che polemica, anzi…grazie!
        Certo, sulla politica di resi di Mediaworld ho solo casistiche pessime, tra personali e indirette…Non ultima quella di mio cognato che compra un notebook da 800 euro, torna a casa con la bella confezione immacolata, lo apre e trova la parte superiore dello schermo sfracellata, come se fosse caduto esattamente in quel punto. Alché torna da loro e questi, ovviamente, gli contestano una sua imperizia perché la confezione era intatta. E fino a qua tutto ok, ci sta, se non fosse che a lui non era caduto. Casini vari fino a che il direttore non gli offre la possibilità di renderlo come fosse integro, recuperare i soldi e comprarne un altro – in realtà quello danneggiato – con la polizza kasco che copre anche le cadute accidentali…e che ovviamente costa 100 euro in più. Ovviamente mettendo su carta che era stato lui a danneggiarlo. Se spiego cosa ci sta dietro probabilmente mi arrestano quindi lascio al gentile pubblico e alla sua fantasia la spiegazione di chi abbia fatto il danno e come abbiano fatto ad ovviare ad esso quelli di Mediaworld.

  • Caro Massimo, sono cliente Amazon dal 2012, sono uno di quelli che scriveva le recensioni ed è stato bannato per aver recensito alcuni prodotti (davvero pochi, per la verità) ricevuti in omaggio in cambio di una recensione. Tutte le mie recensioni sono state cancellate, ero tra i primo 50. Non mi lamento per questo, ho sbagliato e pago. Oggi non posso recensire neppure una capocchia di spillo, sopravvivo decorosamente nel mio dolore. C’è invece una cosa che non riesco a ingoiare: non posso fare domande ad altri utenti su un certo prodotto che mi interesserebbe acquistare e questo non è giusto. Non sono un furbetto, ho agito con leggerezza e se le regole. giuste o sbagliate che siano erano quelle hanno fatto bene ad impedirmi di recensire. A dire il vero non mi manca, dopo l’incazzatura iniziale, ma oggi sono un cliente di serie B. Che spende soldi di serie A. Ho fatto alcuni resi perchè gli oggetti o non funzionavano o non erano conformi alla descrizione. Amazon oggi vende molta fuffa cinese, con tutto il rispetto per i produttori cinesi che fanno anche ottimi devices. Manca la costanza ed il controllo qualità e Amazon non controlla prima di spedire, non potrebbe farlo. Mi chiedo allora perchè non acquistare lo stesso prodotto, a minor prezzo, su uno dei tremila siti cinesi o giapponesi, se non hai fretta conviene, anche qui c’è un problema, i tempi di consegna, ma se non ti serve subito vale la pena aspettare. Per quanto riguarda Amazon aspetto che mi restituiscano i “privilegi” per rientrare nella community, per ora le cose che mi servono e sulle quali vorrei fare delle domande li compro in negozio o su altri siti. Non sono arrabbiato con Jeff, lui fa il suo lavoro, vende, io il mio, compro. Ma se entro in un negozio, virtuale o reale voglio poter chiedere se quella maglietta è di cotone e dopo quanti mesi la devo buttare….. ;)
    Cari saluti
    Roberto

Ricevi i nuovi articoli via email

E' semplicissimo, gratuito e non riceverai spam. Basta inserire il tuo indirizzo e-mail e sarai sempre aggiornato sui miei nuovi post.

Unisciti a 941 altri iscritti