Nativi digitali

I nativi digitali? Non sanno usare internet e le nuove tecnologie.

Nativi digitali ignoranti

L’anno scorso il Sole 24 Ore scrisse un articolo molto coraggioso che sollevò un putiferio e che può essere condensato in una sola frase: buona parte dei nativi digitali non saprebbe usare Internet e le nuove tecnologie. E con “usare” non si intende l’aspetto operativo (andare su Google) ma metaoperativo (cosa succede andando su Google). Nessuna protezione delle connessioni, nessuna considerazione verso la privacy (propria e altrui), poca attenzione alle conseguenze delle proprie azioni.

Risultato all’articolo? Commenti caustici, scetticismo generale, isteria di massa.

E perché? E’ la pura verità. E finalmente qualcuno l’ha detto.

Visto che ho la luna storta, vediamo di gettare un po’ di benzina sul fuoco.

L’effetto Dunning-Kruger

Dicesi effetto Dunning-Kruger quella cosa che, uhm, ehm…un po’ lunga ma corta che…com’è umano, lei…

Anche se può sembrare una battuta perfetta per un film di Fantozzi il sunto di questa distorsione cognitiva è che “Più pensi di essere esperto, meno hai la tendenza a riconoscere i tuoi limiti ed errori”. Insomma, sopravvalutarsi, giudicando erroneamente le proprie abilità come superiori alla media. Lo fanno tanti professionisti (lo ammetto, a volte anch’io…ma poi rinsavisco!), figuriamoci chi è in un’età in cui “non si accettano consigli” (citazione mia a 15 anni).

Il vero banco di prova: la scuola

Ho lavorato per dieci anni nelle scuole di qualunque grado, tastando il polso a bambini, ragazzi e giovani adulti, notando quale fossero le loro conoscenze e abilità nell’uso delle tecnologie con cui sono nati.

I bambini, com’è ovvio, puntano sull’aspetto ludico. Le autorizzazioni per app che chiedono pure di vendere l’anima del proprio cane pur di far volare uccellini arrabbiati sono (o dovrebbero essere) roba da grandi e il tentativo di acquisto in-app è all’ordine del giorno. Whatsapp è utilizzato per scherzare (alzi la mano chi non ha un gruppo “famiglia”…) e Youtube è la cosa più bella del mondo (fonte: mio figlio di nemmeno due anni). Ancora a scuola non si vedono molti smartphone, anche se la paranoia moderna de “se mio figlio esce senza telefono, lo rapiscono” si sta radicando al punto che entro cinque anni lo porteranno tutti. Sono vecchio (classe 1980), lo so, ma andare a giocare ai giardini tornando a ora di cena era bello. E, no, non mi hanno mai rapito. Almeno credo.

Buona parte dei ragazzi delle scuole superiori utilizza il web e le nuove tecnologie per cinque motivi principali:

1) porno

2) social

3) social porno

4) social

5) porno social

Maestri della condivisione di contenuti virali, adepti di culti sociali popolarissimi ma della stessa valenza culturale dei “Seguaci del Fantasma Formaggino”, pecore di greggi con pastori che guadagnano grazie alla loro lana senza che i diretti interessati se ne accorgano nemmeno. Per la cronaca, come tutti sappiamo, i pochi pastori hanno spesso la loro età. E anche qui casca l’asino: non hanno nemmeno idea di ciò che molti di loro hanno in mano, come gli amministratori di gruppi su Facebook (roba tipo “Fan del cameraman di Violetta”, “Grpp trpp fko x la fka” etc) con 40.000 membri e robe del genere. La maggior parte ignora il potenziale e, chi lo padroneggia, non lo utilizza per arricchire culturalmente o umanamente il proprio seguito (diciamo che il concetto di empowerment è più roba da Power Rangers…e quindi per bambini). Anzi. Il target composto dai bambini di 9-10 anni tende a essere rincitrullito con contenuti popolari ma di scarsissima qualità, piuttosto che coltivato.

La potenza è nulla senza controllo (e se la base è nulla)

Quella che poteva essere una battuta matematica ed efficace solo in presenza di risate preregistrate si rivela essere più profonda del previsto: se la base (l’educazione impartita da genitori e scuola) è nulla, come dirò a breve, la potenza del nativo digitale è altrettanto nulla, eccezioni a parte. Idem se lo stesso nativo non ne possiede il controllo, cosa che accade in una buona percentuale di casi.

Pochissima prudenza per i contenuti postati (vedi video in classe, nei bagni o in qualunque altro posto si possa combinare danno), totale disinteresse per gli aspetti tecnici legati a sicurezza e privacy (del resto la prova d’amore n°1 è scambiarsi la password di Facebook…) nonché pensiero quasi nullo sulle conseguenze delle proprie azioni. Di recente mi è capitato il caso di un ragazzino di prima superiore che aveva bullizzato un compagno disabile nel gruppo Whatsapp della classe.

Ho così assistito alla seguente conversazione (n.b. sono citazioni fedeli):

Professore: “Perché l’hai fatto?”

Lui: “Mi aveva preso in giro in classe dicendo che non ero venuto a scuola perché era morto mio nonno”

Professore: “E non era vero?”

Lui: “Si, ma non aveva il diritto di citare mio nonno”

Professore: “Ah, certo. Come Johnny Stecchino…Mia maaaadre…Oh, leggo qui che gli hai scritto su Whatsapp ‘ti devono morire padre, madre, cane, sorella, nonno, nonna e tutti gli zii’…e te la prendi perché ha citato tuo nonno?”

Lui: “Ma che c’entra, l’ho SOLO scritto su Whatsapp…e su Facebook…lui invece l’ha detto a voce”

Ho saltato i ragazzi delle scuole medie per un motivo: parte tutto da lì. E’ vero, a un bambino troppo piccolo non puoi fare una lezione di tecnologia (ma potete sempre dare l’esempio, cari papà e mamma…non rimproverate il bimbo se usare il tablet a tavola se poi messaggiate con le mamme della scuola o con quelli del calcetto tra un boccone e l’altro) ma già attorno ai 10 anni si è sufficientemente grandicelli per capire. Caspita, a quell’età si comprende il concetto di morte e non gli vuoi spiegare l’importanza di non regalare i propri dati, di non infangare gli altri e soprattutto che tutto, ma proprio tutto quello che si fa online lascia una traccia perenne?

Eppure la maggior parte dei genitori non lo fa. E’ un po’ quello che accade per l’educazione sessuale, visto che in entrambi i casi la paura del genitore è soltanto una “Ne sa più di me, quindi è inutile che gli dica nulla, sia mai mi facesse delle domande.”

I migliori si limitano a consigliare di non toccarsi troppo il mouse, altrimenti si spegne il monitor (Massimo Cappanera, fine aforista)

Il risultato è quello di avere ragazzi ignoranti che frequentano altri ragazzi ignoranti e che finiscono per ignorare ciò che è importante, fino a che non fanno danno. Una volta il danno era una bolletta da 700 euro per un dialer che ti faceva collegare con la Papua Nuova Guinea, oggi il paniere delle possibilità è molto più ampio: dalle dipendenze alle truffe online, inclusi i ricatti di divulgare tramite i social i video di incauti spogliarelli in chat.

Non sarà mica una paranoia eccessiva? Sò ragazzini…

che cresceranno e diventeranno i professionisti di domani (e alcuni pure di oggi). La grande differenza rispetto a una volta è che se a dieci anni tiravi sassi con la fionda e spaccavi i vetri delle auto, questa cosa oggi la sai tu e nel peggiore dei casi in vicino che voleva spaccare la faccia a tuo padre (faccio presente che non è il mio caso: io mi limitavo ai gavettoni). Il vicino ormai sarà pure novantenne, quindi ti va di lusso. Ma domani? Due parole battute sulla tastiera e verrà a galla tanta roba interessante sul conto del candidato ad un’assunzione. Quanti ragazzi ci pensano? Ben pochi, considerando che nessuno glielo dice e che non sembra nemmeno importante saperlo. Questa apparente assenza di conseguenze peggiorerà sempre più le cose, se non si rimedia.

Come rimediare a questa ignoranza?

Sono fermamente convinto che la strada migliore sia quella della condivisione delle informazioni.

Tutte le scuole (e non solo perle rare) dovrebbero organizzare degli incontri con professionisti del web che possano mettere in guardia i ragazzi di fronte all’altro lato della medaglia delle nuove tecnologie. Il tutto parlando la stessa lingua, senza così annoiare. Ciò consentirebbe agli studenti anche di scoprire nuove possibilità lavorative legate al web (e il meraviglioso mondo dei freelance, woo-hoo!), in modo maturo e consapevole, al di là del falso mito “so usare il computer + so usare i social network = sono un social media manager”, a causa del quale molti professionisti si vedono paragonare al nipote quindicenne del proprio cliente.

Ora tocca a te. Sono stato troppo caustico? Ho generalizzato troppo o troppo poco? Sono anch’io (di nuovo!) vittima del fenomeno Dunning-Kruger? Tu cosa ne pensi?

Massimo Cappanera

Uomo. Marito. Padre. Consulente web e marketing per professionisti e piccole aziende. Copywriter per passione e narratore di aneddoti per diletto. Nato senza rete, cresciuto con la rete...ma ancora di pesci nemmeno l'ombra. Forse è per questo che coltivo peperoncini.

13 commenti

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  • Quando ho iniziato ad usare internet mi sono trovata sola perchè i miei genitori non sapevano neache come accendere il pc e internet per loro il pc “serve solo a chi lavora!” così hanno sempre detto e continuano a dire. Mio fratello invece di insegnarmi ad usare internet, la prima volta che mi ha permesso di usare internet ha attivato la conessione, messa davanti allo schermo e se ne è lavato le mani, così là seduta a fissare lo schermo mi domandavo “e ora che faccio?” allora sulla barra di google ho scritto il titolo di un cartone animato che mi piaceva (ero piccola) e cliccato sul primo risultato quello che mi ha portata su wikipedia, poi su consiglio di un compagno di classe ho cercato delle guide su giornali (poiché per lui erano più affidabili) in pratica ho imparato da sola a usare internet ( e non parlo solo dei social), però il fatto che non sia finita in qualche trappola o combinato disastri è dovuto alla fortuna!
    Oggi è la stessa cosa, i nativi digitali sono nati sì nell’epoca digitale, ma sono soli! Ci sono anche i genitori che si siedono accanto ai figli e assistono alla prima navigazione in rete,ma sono davvero pochi, gli altri invece già non forniscono neanche un’educazione verbale figuriamoci quella virtuale. Nella mia vita scolastica, una sola volta due ragazzi in classe si sono insultati pesantemente, ma poco dopo parlavano di nuovo come niente fosse, ora per due parole si comportano come se fossero dei boss a cui è stato mancato di rispetto e cercano vendetta, che può essere assurda e o crudele, e davanti ai rimproveri se ne fregano, anzi sfruttano il rimprovero per farsi belli e gli altri son peggio perchè li seguono, così la persona educata è diventata una sfigata, mentre quella che prima era maleducata e di solito isolata ora è come se fosse una celebrità.
    L’idea dei professionisti che incontrino i ragazzi a scuola è buona, ma gli incontri dovrebbero iniziare dalle elemetari fino alle superiori ed essere obbligatori anche per i genitori così che possano vigilare meglio se il/la figlio/a stiano usando internet bene, senza far del male a sé stessi e a gli altri.

    • Che bellissimo commento Maria! Non sai quanto ti sia grato per aver dedicato qualche minuto a scrivere il tuo pensiero al riguardo, oltre al fatto di aver fornito moltissimi spunti di discussione. Sul fatto di essere nativi ma soli io spesso faccio la metafora del fuoco: venne scoperto da una generazione X che non poteva avere impartite indicazioni su come gestirlo da parte di chi l’aveva preceduta, quindi furono costretti a fare prove ed errori sulla propria pelle…Un po’ quanto accade oggi, con la differenza che c’è chi fa credere che si tratti della normalità, che non siano errori, che non ci siano rischi ma solo perché in realtà ci lucra sopra.

      Crudo, triste ma assolutamente reale quanto dici sulle relazioni in classe. Ormai, mentre prima si tornava amici come prima sbollita la rabbia, ci sono vere e proprie vendette scritte nella pietra…o nel web…fatte di foto, video e ingiurie che non possono essere cancellate. Ma anche questo viene reputato come normale, visto che lo fanno tutti.

      Accolgo con piacere infine la tua precisazione sui corsi da iniziare alle elementari. Sono assolutamente d’accordo. Peccato che buona parte dei presidi a cui mi sono rivolto ancora non capiscano la priorità della cosa, reputandola come marginale rispetto alla didattica. Un giorno si sveglieranno e si renderanno conto che purtroppo sarebbe stato meglio intervenire prima che l’ignoranza diventasse conclamata, essendo ormai difficile da estirpare. Sono scettico anche per quanto riguarda i genitori: come ci si può illudere di trovare terreno fertile a chi fa usare Facebook alla figlia di otto anni, lasciando che posti immagini di lei in pose che sarebbero volgari anche a 25?

      • Le scuole che dovrebbero essere le guide per i giovani, si limitano ad inseganre cose vecchie (e a volte inutili) a memoria, e rifiutano di aggiornarsi perchè gli insegnanti sono vecchi dentro, una soluzione sarebbe affiancargli un insegnate appena laureato che sappia usare il pc, ma per le scuole i pc sono una “moda”, io mi sono diplomata nel 2008 in un istituto tecnico che ancora aveva i pc con windows 98! E pochi giorni fa ho scoperto che i pc della segreteria sono stati aggiornati a linux mentre quelli per gli studenti sono stati aggiornati a windows XP! Una cosa assurda, non credi?

        • Maria, nuovo applauso per te, sia per l’idea di affiancare agli insegnanti nuove leve (ma ho osservato spesso come ci sia una forte chiusura al riguardo…da parte degli insegnanti stessi, eh) che per la triste realtà dell’informatica nelle scuole. In una dove sono stato di recente c’erano computer moderni strapagati…ma non c’era wifi. Oppure ho scoperto che si possono comprare le stampanti con i fondi d’istituto ma non il materiale consumabile, ossia i toner…Robe assurde davvero.

          • Scusa se rispondo in ritardo, quando si parla di strumenti scolastici le scuole sono sempre male organizzate! Dicono semrpe che mancano i soldi e quel poco di materiale che comprano, se lo portano a casa, almeno nelle scuole da me frequentate è successo, non posso parlare per le altre. Il wifi non viene messo perchè i presidi sono convinti che i ragazzi lo sfrutterebbero per i loro scopi (e anche gli insegnanti) e purtroppo non gli si può dare completamente torto su questo, poi i prof. sono strani una volta erano felici di insegnare ora vanno in classe solo per lo stipendio, chi studia studia e chi no…pazienza. Quando frequentavo le medie la prof ci spiegò 1 sola volta il teorema di pitagora, nessuno capì nulla e lei invece di rispiegarlo ci insultò! Ci affidò una montagna di esercizi che nessuno fece perchè se non hai capito nulla come risolvi i problemi? Poi grazie al cielo se ne andò in vacanza e venne una supplente che senza tante storie ci rispiegò il teorema in modo semplice, ma quando tornò la prof. ci insultò di nuovo dicendo che le avevamo fatto fare brutta figura con la supplente e per ripicca passammo due anni senza fare matematica, e questa sarebbe un’insegnate? Per lei spiegare o meno era lo stesso tanto veniva pagata, per noi che ormai ci aveva anche indisposto alla matematica, alle superiori ci trovammo in difficoltà.

  • Io sonos empre stato interessatissimo a tutto il mondo nascosto dei media, e Internet in particolare. Sono dermamente convinto che servirebbe istruire specalmente i più giovani all’uso critico dei media, new e old. Spiegare loro come si costruiscono, chi lo fa, chi li gestisce, cosa significa postare un video, condividerlo etc.
    La figura del media educator dovrebbe essere dominante in questo settore. Credo fortemente che dovrebbe essere una figura professionale reale e professionalmente ben formata, ma in Italia c’è un vuoto su questo punto di vista. Spesso e volentieri i genitori non conoscono Internet o non sanno usare un computer e i giovani li “trainano” verso i lidi del cyberspazio… rimanendo poi però completamente soli.
    Bisognerebbe allora far loro capire i rischi e le potenzialità, e poi insegnare loro anche a cosa credere e cosa non credere, a essere critici senza distruggere la loro curiosità. I social network e Internet saranno sempre più i canali dell’informazione. Se i nativi digitali non sanno come accedere alle notizie saranno cittadini disinformati, disattenti, affetti da “scroll” compulsivo non solo al computer ma anche nella vita.

    Ma come si fa a diventare esperti in questo settore? Corsi, lavori? A me piacerebbe molto entrare nel settore per aiutare i giovani (e aiutare anche me stesso) a capire di più questo mondo che ci circonda e compenetra. Ma non sapre dove sbattere la testa!

    • Ciao Matteo, hai descritto in poche righe il progetto che sto mettendo in piedi negli ultimi mesi :) Tutto ciò che hai detto è praticamente vangelo…L’esperienza nel settore, essendo così nuovo, non viene tanto dai libri ma da una formazione mista in psicologia, informatica, sociologia e comunicazione tramite i nuovi media. C’è tanto da dire, quindi spero tanto di avviare tutto quanto prima con una serie di articoli preliminari, per poi far evolvere il tutto.

  • Caro Massimo,
    ti premetto che prima di leggere l’articolo ho letto la sua “durata presunta” e ti confesso che speravo si trattasse di un articolo di almeno 20 minuti, visto il mio interesse verso questo argomento, e vista soprattutto la sagacia e l’ironia che sai utilizzare scrivendo. Detto ciò, condivido ogni lettera di quanto hai scritto e ti spiego il perché. Ho 28 anni, lavoro e a breve tenterò la strada del TFA (tirocinio formativo attivo) e quindi dell’insegnamento; attualmente do ripetizioni di materie scientifiche a ragazzi delle superiori, anche per vedere se sono portato a relazionarmi con loro. Dalle esperienze che ho avuto con alcuni di loro, non puoi capire quanto ho rivisto quello che hai scritto tu in questo articolo. Io, decrepito 28enne, cresciuto con le macchinine, nascondino e interminabili partite dietro un pallone, che mi trovo davanti una schiera di rincoglioniti 16enni, SEMPRE MA DICO SEMPRE su fb (e ovviamente presumo anche su youporn, ma non davanti a me grazie a dio!). Ho fatto una riflessione: quando alla loro età avevo bisogno di aiuto per la scuola, non disponevo di youmath (sito che spiega tutta la matematica ad ogni livello) e avrei pagato oro per averlo; oggi a NESSUNO di loro passa neanche lontanamente per il cervello l’idea di tentare di cercare aiuto lì, e premia fortuna, non sanno neanche che quel sito esiste. Solo social, solo cazzate. Il problema come hai detto tu, è la mancanza di educazione (genitori + scuola) sul come usare pc e cellulari, che intorno ai 10 anni dovrebbe subentrare. Oggi il parco insegnanti è piuttosto anziano (anche mia madre fa l’insegnante e sono io a doverle insegnare tutto in questo ambito), e non sa neanche da che parte si inizia, figurarsi se saprebbero insegnarlo ai ragazzi. Dei genitori di oggi (40+), che spesso delle nuove tecnologie hanno preso solo il peggio non ne parliamo neanche, visto l’esempio che danno ai figli (smanettare a loro volta su fb in ogni occasione). A questo punto meglio la nostra generazione (25 – 40) che deve insegnare ai genitori ad usare internet, così, magari, sarà in grado di insegnarlo anche ai figli.
    P.S. Considerati incluso nel gruppo (25-40) ;-)

    • Daniele, questo è uno di quei commenti che riempie il cuore ;) Grazie davvero per aver dedicato del tempo per condvidere la tua opinione in merito (al di là del fatto che sottoscrivo tutto quanto hai detto). Visto che nel tuo futuro vedi l’insegnamento, già da ora cosa faresti per tamponare (rimediare è una parola troppo grossa) la situazione?

      • Ho sempre ritenuto la scuola media il punto più debole dell’istruzione del nostro Paese, già da quando l’ho frequentata (ormai) tanti anni fa. Infatti già alla fine degli anni ’90, ho visto nelle medie una scuola anacronistica, nozionistica, vuota e non a misura di adolescente, dove un bambino di 11 anni si ritrova a dover dare senza un buon motivo del lei ad una figura altera e in qualche caso terrorizzante che fino all’anno prima era una maestra. Il risultato è che in terza media il bambino ormai adolescente non ha ricevuto assolutamente nulla, soprattutto in termini di educazione e il 70-80% di questi adolescenti hanno già imboccato la strada dell’uscita dalla scuola. Secondo me è fondamentale rivedere del tutto il sistema scolastico (so che la sto sparando grossa!!!), ispirandosi magari ad un sistema scolastico del nord Europa (in particolare della Finlandia – a tale proposito ti consiglio un documentario di Michael Moore, dove confronta il sistema finlandese con quello USA) e all’atto pratico:
        1. Insegnanti giovani (in certe scuole il 70% degli insegnanti ha più di 50 anni!!!)
        2. Rivedere il sistema (niente compiti a casa e utilizzare qualche pomeriggio a scuola per sport, musica, linguee ecc.)
        3. Insegnamento dell’educazione sessuale
        4. Insegnamento dell’educazione all’utilizzo delle moderne tecnologie.

        In conclusione, formare 14enni che al posto degli insiemi e della preistoria abbiano ben presente cosa significa usare uno smartphone ed essere coscienti dei rischi; formare ragazzi che riescano a capire la propria sessualità e perché è bene usare un preservativo; formare ragazzi che anche così giovani possano appassionarsi a qualcosa diverso dal cellulare e dalla x-box.

        Se mi permetti, a proposito del punto 3 vorrei raccontarti una mia esperienza delle medie. La prof. di matematica e scienze (un cane) un giorno spiegò l’apparato riproduttore, con la seguente premessa: “Questo è un argomento come gli altri, quindi guai a chi ride”. Ovviamente nessuno proferì parola e lei fece la sua lezione universitaria. Magari avrebbe potuto approfittarne per fare una lezione di educazione sessuale… Mesi dopo, con un’altra Prof. abbiamo fatto una lezione di educazione sessuale come dovrebbe essere, cioè coinvolgendoci e rispondendo ai nostri dubbi. Tra le tante domande, una ragazzina chiese: “Prof. cos’è la menopausa?”… Tanto per farti capire che la Prof. di Scienze:
        1. Non ci aveva insegnato un cazzo con il suo metodo a livello nozionistico
        2. Senza coinvolgerci, non ci aveva dato un’educazione a livello pratico, morale, ecc. e quando al posto della mano l’adolescente trova qualcos’altro…. Ci siamo capiti ;-)

        Non so se ho esagerato ma questo è il mio modesto pensiero.

        • Caspita Daniele, sei improvvisamente diventato il mio mito :) Parole che più sante non si può! Mi sa che ti consulterò come fucina di idee quando inizierò il progetto di educazione digitale ;)

  • Ciao Massimo, anche io condivido in pieno ciò che dici, ed in particolare la necessità di insegnare ai ragazzi ad usare bene il mondo digitale. Il problema sta nel fatto che nelle scuole manchi totalmente un’adeguata preparazione anche a chi insegna; faccio un esempio: io ho appena terminato il quinto anno in un liceo scientifico, che, tecnologicamente parlando, è messo bene rispetto alla media: c’è la rete wi-fi (di cui noi studenti siamo riusciti a trafugare la password) ed in tutte le aule sono presenti pc portatili con windows 7 e proiettori. Il piccolo dettaglio è che la stragrande maggioranza dei professori (età media 50-55 anni) non abbiano la benché minima idea di come si usino o di come sfruttarli in maniera intelligente; con la conseguenza di usarli solo per compilare le presenze/assenze sul tanto odiato registro elettronico e poco altro, e di chiedere aiuto agli studenti (nel mio caso, al sottoscritto) anche per le cose più banali come “montare” il computer (perché a quanto pare è molto difficile per loro attaccare due fili) o collegare e scollegare il proiettore. Secondo me sarebbe importante anche fare dei corsi di aggiornamento a questi professori, che hanno a disposizione un materiale potenzialmente utilissimo, ma che non sfruttano a dovere perché ancora legati al modo di insegnare del secolo scorso.

  • Sono una persona paziente e mi piace insegnare agli altri. Ho fatto anche l’istruttore di nuoto quindi conosco il mondo dell’insegnamento (sia ai bambini, sia agli adulti), ho un diploma in informatica e sto conseguendo una laurea sempre nel settore informatico.
    Quando mi si chiede aiuto cerco sempre di tener conto del livello dell’interlocutore e quando non sono sicuro che un termine venga capito lo spiego sempre nel dettaglio, facendo a volte vere e proprie guide a punti.
    Ma a volte anche la mia pazienza finisce… in particolare di fronte ad un’ignoranza pigra che non vuole capire neanche le basi più semplici dell’utilizzo di un computer.
    Non è neanche un problema di funzionalità complesse, è solo un problema di indolenza e pigrizia nel leggere e applicare le istruzioni.
    A volte basterebbe utilizzare “Santo Google” per risolvere magicamente il tutto con pochi click, invece si preferisce venire a chiedere a me (che rigiro ormai sempre e comunque il risultato della ricerca su google).
    Quando ho dovuto imparare ad usare il computer, siccome i miei genitori non sono riusciti ad insegnarmi granchè (anche se devo ammettere che un briciolo di buona volontà l’hanno avuta), ho semplicemente iniziato a cercare attivamente su internet le soluzioni ai problemi che non riuscivo a risolvere da solo (con try & error). Ogni volta che mi veniva in mente qualcosa di nuovo da provare cercavo la soluzione da solo, ogni volta che qualcosa scatenava la mia curiosità non ero soddisfatto finchè non trovavo la soluzione.
    Qualche anno fa quando ho dovuto scegliere le superiori ho scelto lo “scientifico tecnologico” perchè promettevano un utilizzo della tecnologia che mi affascinava, ma le mie aspettative sono state deluse… era semplicemente uno scientifico senza latino.
    Sono così dovuto passare all’informatico dove ho finalmente scoperto un mondo: dall’utilizzo di linux fino alla programmazione, dall’uso di IDE fino all’utilizzo di engine grafici….
    E proprio in quegli anni ho imparato un sacco di cose nuove e incontrato un sacco di persone che ne sapevano molto più di me… ho imparato velocemente e assorbito un sacco di informazioni in pochissimo tempo, questo tutto grazie ad un’enorme curiosità (magari la matematica mi entrasse in testa altrettanto velocemente, mi sarei laureato con un anno di anticipo vista la velocità con cui ho passato tutti gli esami relativi all’informatica… e sinceramente se ci fosse un’università solo di programmazione la preferirei di gran lunga).

    Ma tutte queste cose lo imparate solo successivamente… prima di passare all’informatico avevo semplicemente delle basi solide di utilizzo di un sistema operativo moderno chiamato Microsoft Windows.

    Sono rimasto di sasso quando ho scoperto sistemi a linea di comando, sistemi nei quali non si può imparare con try&error ma bisogna imparare i comandi a memoria…
    Tutto questo però è extra, sono le conoscenze per cui sono chiamato professionista.
    Le basi sono molto più accessibili.

    Se poi si passa dai sistemi operativi desktop a quelli mobile le conoscenze necessarie sono davvero elementari (e le funzionalità accessibili sono davvero poche).

    Quel che manca è la voglia, non sono le conoscenze (non serve un diploma per fare una ricerca su google). Questa è la risposta che mi sono dato.

    Difatti non importa quale sistema operativo io usi (windows, mac, linux, android, windows phone, ios)… tutto appare ai miei occhi elementare e uguale (le preferenze di sistema puoi chiamarle impostazioni, pannello di controllo o preferenze di sistema ma il succo non cambia…), il concetto scrivania (entro certi limiti) si può applicare anche agli smartphone ed è un concetto che c’era già 50 anni fa.
    E non importa quanto un’operazione sia banale, se un utente non legge neanche le istruzioni, ma sopratutto ha paura di “fare casini”… sarà un’operazione difficile.

    Utenti che non sanno installare applicazioni neanche dagli store certificati… utenti che non sanno cosa significa formattare un disco… utenti che non sanno organizzare i propri file in cartelle (e tengono tutto sul desktop)… utenti che cascano nelle più svariate trappole (dai programmi che “puliscono e aggiustano” magicamente il tuo computer alle false email bancarie).

    I tablet e gli smartphone hanno dato a tali utenti l’illusione di essere in grado di usare la tecnologia, in un giardino recinato con il filo spinato. Tali utenti credono che i loro figli siano dei geni perchè al posto di usare lo smartphone per telefonare lo usano per i social e i giochini (in realtà il livello genitori/figli è all’incirca lo stesso).

    Capire poi come si possa usare con leggerezza il proprio nome e cognome (magari con foto e tutte le informazioni possibili annesse) sui social è qualcosa che proprio non riesco a spiegarmi (forse perchè quando ho iniziato ad usare internet il 100% dei forum che frequentavo prevedeva l’utilizzo di nickname).

    A volte mi cadono le braccia.
    Quando poi questi comportamenti vengono assunti da un laureato in informatica (magari un professore), persone che sanno fare il loro lavoro (scrivere codice ad esempio) ma non hanno le basi… la cosa inizia a farsi spassosa.

    Direi che mi sono lamentato abbastanza, voglio solo chiarire un concetto…
    Non si può essere esperti in tutto nella vita, io ad esempio non ho idea di come mettere le mani in una macchina. Però quando qualche anno fa sono rimasto a piedi per colpa della batteria ho cercato su internet come si fa a far partire una macchina con la batteria scarica e sono riuscito a tornare a casa proprio grazie a questa breve ricerca. Se si rompe un elettrodomestico, prima di buttarlo, mi informo su cosa si potrebbe fare per recuperarlo. A mezzogiorno e alla sera se sono da solo so prepararmi da mangiare (che ci vuole a fare una pasta bollita con olio e parmiggiano? eppure ho visto persone cucinarsi quella schifezza dei 4 salti in padella perchè non sanno neanche cucinare una semplice pasta in bianco). E la matematica (che proprio non mi entra in testa) la studio senza tregua.

    Il segreto è essere curiosi e non essere pigri.
    Per sconfiggere la pigrizia bisogna prendere un computer e iniziare a pasticciarci provando a fare più cose possibili (il computer è uno strumento davvero incredibile che permette dal nulla di creare e modificare: video, musica, immagini, documenti).
    Gli smartphone e i tablet non vanno bene perchè non sono adatti alla creazione dei contenuti, ma solo e soltanto alla loro fruizione.

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